Trump chiude ai negoziati mentre i missili iraniani colpiscono il Golfo

Donald Trump ha chiuso la porta a qualsiasi forma di trattativa con Teheran. «Nessun negoziato», ha dichiarato il presidente americano con il tono secco che ormai contraddistingue la sua politica estera. E mentre Washington ribadisce la linea dura, l’Iran ha ripreso a colpire: missili balistici tornati a solcare i cieli del Golfo Persico, in quello che gli analisti definiscono un messaggio deliberato e calcolato.

La posizione di Trump e il muro contro muro con Teheran

Non è la prima volta che Trump usa questa formula. Ma stavolta il contesto è diverso. Le tensioni nella regione hanno raggiunto livelli che non si vedevano da mesi, e l’amministrazione americana non sembra intenzionata a lasciare spazio a mediatori. Fonti del Dipartimento di Stato hanno confermato che nessun canale diplomatico è attualmente attivo con la Repubblica Islamica. That’s un cambio netto rispetto alle aperture, seppur caute, degli ultimi anni.

Nel frattempo, Teheran ha lanciato quello che i funzionari della difesa regionali descrivono come un test balistico significativo, con almeno tre missili che avrebbero sorvolato zone prossime a rotte commerciali strategiche nel Golfo. Nessuna vittima confermata, ma l’episodio ha fatto scattare l’allerta nelle basi militari americane della regione.

La Russia nel mezzo: le rivelazioni di Nbc News

A complicare ulteriormente il quadro, un’esclusiva di Nbc News sostiene che Mosca stia inviando armamenti a Teheran. Secondo le fonti citate dall’emittente americana, si tratterebbe di sistemi d’arma che potrebbero rafforzare le capacità missilistiche iraniane. La Casa Bianca non ha commentato direttamente queste indiscrezioni, ma un funzionario della sicurezza nazionale ha definito «estremamente preoccupante qualsiasi forma di cooperazione militare tra Russia e Iran in questo momento».

E Mosca, com’è ormai consuetudine, smentisce. Ma le immagini satellitari e i dati di tracciamento dei voli cargo, analizzati da diversi think tank, racconterebbero un’altra storia.

Le reazioni regionali e il rischio escalation

Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein hanno convocato riunioni d’emergenza dei rispettivi gabinetti di sicurezza nelle ultime 48 ore. Israele, già in stato di massima allerta dopo i mesi precedenti, osserva da vicino. Still, nessuno vuole pronunciare ad alta voce la parola «guerra».

Il rischio reale è quello di uno scivolamento progressivo, non di un’esplosione improvvisa.

So la domanda che circola tra i diplomatici europei è una sola: chi, se non gli Stati Uniti, può fare da cuscinetto? L’Unione Europea ha tentato di mantenere aperti i canali con Teheran, ma senza Washington al tavolo il margine di manovra è minimo. I prossimi giorni, con una nuova sessione del Consiglio di sicurezza dell’Onu prevista per giovedì, potrebbero essere decisivi per capire se esiste ancora uno spazio per la diplomazia o se la logica della deterrenza ha già preso il sopravvento.

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