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Slovacchia e stato di diritto: il Parlamento mantiene la pressione sul governo Fico

Il caso della Slovacchia guidata dal primo ministro Robert Fico rimane un banco di prova fondamentale per l’architettura dello stato di diritto dell’Unione europea, mentre il Parlamento europeo torna questa settimana a Strasburgo su un dossier che ha dominato il dibattito istituzionale dell’UE per gran parte della primavera. Una risoluzione adottata il 29 aprile con 418 voti favorevoli e 207 contrari ha formalmente invitato la Commissione europea ad applicare, per la prima volta nei confronti di Bratislava, il meccanismo di condizionalità che lega l’erogazione dei fondi UE al rispetto degli standard dello stato di diritto.

Le conclusioni della missione conoscitiva

Il caso contro la Slovacchia si fonda su una serie di fatti accertati da una missione conoscitiva del Parlamento a Bratislava nel 2025 e consolidati nel successivo monitoraggio. Le conclusioni, richiamate dai capigruppo all’apertura della plenaria, puntano in tre direzioni: lo smantellamento degli organismi anticorruzione dedicati, tra cui l’abolizione della Procura speciale e dell’Agenzia nazionale per la criminalità; una serie di misure che indeboliscono l’indipendenza della magistratura; e credibili denunce di uso improprio su larga scala dei fondi UE, anche attraverso l’Agenzia slovacca per i pagamenti in agricoltura.

Il relatore sul fascicolo relativo al discarico del bilancio che conteneva l’emendamento originario, il deputato europeo dei Verdi tedeschi Daniel Freund, ha inquadrato il caso come una questione di dovere fiduciario. Il denaro dei contribuenti europei è messo a rischio, ha sostenuto prima del voto di aprile, citando le misure adottate dal governo Fico per indebolire le istituzioni di controllo. L’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ha portato alla luce frodi commesse nel periodo 2015-2020 e sta indagando su nuovi casi congiuntamente con la Procura europea.

Come funziona il meccanismo di condizionalità

Il meccanismo di condizionalità, introdotto nel 2020 e applicato per la prima volta nel 2022 nei confronti dell’Ungheria, consente alla Commissione di proporre — e al Consiglio di approvare a maggioranza qualificata — la sospensione dei fondi UE qualora le violazioni dello stato di diritto mettano a rischio il bilancio dell’Unione. La procedura è di natura tecnica piuttosto che politica: la Commissione deve stabilire un nesso diretto tra la violazione e il rischio per gli interessi finanziari, dopodiché gli Stati membri devono decidere se la soglia sia stata raggiunta.

La risoluzione del Parlamento non sospende di per sé alcun fondo. Essa sollecita la Commissione a compiere il passo successivo. L’attuazione potrebbe richiedere diversi mesi. La Commissione ha finora indicato di monitorare attentamente la situazione, senza avere formalmente avviato una procedura.

La difesa e il dissenso

Il governo slovacco ha respinto il voto parlamentare come politicamente motivato. Il partito Smer-SD di Robert Fico ha sostenuto che alcune commissioni parlamentari si occupino di più politica che di lavoro. I deputati europei dell’opposizione slovacca, tra cui i membri di Progresívne Slovensko, si sono astenuti nel voto di aprile, esprimendo preoccupazione per il fatto che una sospensione dei fondi penalizzerebbe i cittadini slovacchi piuttosto che il governo accusato di violare gli standard.

Questa sfumatura — come esercitare pressione su un governo senza danneggiare la popolazione le cui istituzioni esso controlla — è la questione politica centrale che la Commissione si trova ad affrontare nel valutare i passi successivi. Il precedente ungherese, dove miliardi di euro sono stati congelati dal 2022 con effetti contrastanti sugli indicatori dello stato di diritto, pesa sul dibattito in entrambe le direzioni.

Il contesto europeo più ampio

Il dossier slovacco si affianca al caso ungherese di lunga data e alle crescenti preoccupazioni sulle traiettorie dello stato di diritto in altri Stati membri. Per le istituzioni dell’UE, rappresenta il primo grande banco di prova per verificare se il meccanismo di condizionalità possa essere attivato contro un secondo paese, e se la coalizione politica che ne ha sostenuto la creazione nel 2020 resti intatta nel 2026 in un diverso equilibrio politico.

La posizione del Parlamento è inequivocabile: i quattro principali gruppi europeisti — PPE, S&D, Renew Europe e Verdi/ALE — si sono allineati nel merito, anche se le singole delegazioni differiscono sulle tattiche. Con il proseguire della plenaria di maggio, la questione non è più se la Slovacchia rappresenti una preoccupazione sotto il profilo dello stato di diritto, bensì come la Commissione e il Consiglio intendano rispondere.

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