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Meloni-Modi a Roma: la terza via italo-indiana entra nel vivo

Si tiene mercoledì 20 maggio 2026 alle ore 11:30 a Villa Doria Pamphili a Roma l’incontro fra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro indiano Narendra Modi. Il vertice consolida un rapporto bilaterale che si è progressivamente strutturato negli ultimi tre anni, fra appuntamenti multilaterali e incontri faccia a faccia, e che ha generato la formula politica che gli sherpa di Palazzo Chigi e del Raisina Hill hanno cominciato a chiamare apertamente Melodi.

L’Italia come “interlocutore privilegiato” del Paese più popoloso al mondo

Modi atterra a Roma al termine di un tour europeo che lo ha visto incontrare il premier svedese Ulf Kristersson e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen domenica 17 maggio, e il premier norvegese Jonas Gahr Støre il 18 maggio. L’Italia è l’unico Paese del Mediterraneo che Modi ha incluso nel suo tour, scelta diplomaticamente significativa: la visita a Roma chiude il viaggio europeo e arriva su invito diretto della presidente del Consiglio italiana.

Per Meloni, l’incontro si inserisce in una strategia ormai chiaramente articolata: trasformare l’Italia in interlocutore privilegiato di un Paese che con 1,45 miliardi di abitanti ha superato la Cina come prima nazione al mondo per popolazione, e che cresce a ritmi che la mantengono fra i grandi attori globali emergenti. La ricerca di una terza via rispetto agli Stati Uniti di Donald Trump e alla Cina di Xi Jinping è il quadro strategico esplicito della relazione bilaterale.

L’agenda del bilaterale

L’incontro a Villa Doria Pamphili si concentra su tre dossier intrecciati: commercio e investimenti, partenariato strategico, connettività infrastrutturale.

Sul commercio, il quadro di riferimento è l’accordo commerciale Ue-India firmato a New Delhi a gennaio 2026, che Ursula von der Leyen ha definito la madre di tutti gli accordi e che dovrebbe essere finalizzato entro la fine dell’anno. Il commercio è solo metà dell’equazione, ha aggiunto la presidente della Commissione: il prossimo passo è la conclusione di un accordo separato sugli investimenti. Per l’Italia, dove operano già oltre 800 aziende attive in India in meccanica, chimica, energia e infrastrutture, l’accordo Ue-India rappresenta una piattaforma di accesso che le imprese del nostro Paese sono ben posizionate a sfruttare.

Il corridoio IMEC e la geografia post-Hormuz

Il secondo nodo è il corridoio economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC), lanciato per la prima volta al vertice G20 ospitato da Nuova Delhi nel 2023. Otto firmatari, fra cui l’Italia, hanno sottoscritto un’iniziativa che punta a costruire una rete stradale, ferroviaria e marittima di collegamento fra il subcontinente indiano e l’Europa attraverso il Medio Oriente, con l’obiettivo di consolidare flussi commerciali alternativi alla rotta del Suez.

La crisi di Hormuz, che pesa sui flussi energetici globali da oltre un anno, e le tensioni regionali rendono il dossier IMEC ancora più centrale. Per l’India, terzo importatore mondiale di petrolio, circa metà delle importazioni di greggio transita dallo Stretto di Hormuz: la diversificazione delle rotte non è una questione astratta ma una priorità strategica immediata.

Energia e tecnologia: il modello Norvegia

Il terzo dossier riguarda la transizione energetica e le tecnologie pulite. L’India produce ancora il 73% della propria elettricità da centrali a carbone, ma ha annunciato un’accelerazione sulle autorizzazioni per impianti eolici e sistemi di accumulo a batterie. Il partenariato strategico verde firmato con la Norvegia il 18 maggio offre un riferimento: rinnovabili, stoccaggio energetico, economia blu, trasporto marittimo verde.

L’Italia ha competenze industriali rilevanti in molte di queste aree – dall’eolico a Eni-Plenitude, fino alle filiere del trasporto marittimo e della logistica portuale – e le condizioni per costruire collaborazioni industriali concrete sono mature.

La sfida politica interna

Il vertice Meloni-Modi cade in una fase politicamente densa per Palazzo Chigi. La lettera della presidente del Consiglio a Ursula von der Leyen per ottenere deroghe energetiche al Patto di Stabilità ha aperto un dossier con Bruxelles. L’incontro con Carlo Calenda di lunedì 18 maggio ha portato sul tavolo del governo le proposte di Azione su energia e Industria 4.0. Il premier time al Senato del 13 maggio ha visto Meloni annunciare la legge delega sul nucleare entro l’estate e rivendicare il 76% di assorbimento del PNRR al 31 marzo.

In questo quadro, il vertice con Modi è uno degli appuntamenti che la presidente del Consiglio ha voluto mantenere al centro della sua agenda internazionale, anche per il valore di posizionamento strategico che la relazione con l’India offre rispetto ai partner tradizionali atlantici e al fronte cinese. Se la sintonia personale fra i due leader, certificata ormai da tempo, troverà conferma in deliverables concreti, lo sapremo nei prossimi mesi: l’incontro romano è un passaggio, non un punto di arrivo.

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