Giancarlo Giannini si racconta: dal diploma da perito al menisco rotto sul set
Giancarlo Giannini compie 82 anni e non smette di sorprendere. L’attore genovese, uno dei volti più riconoscibili del cinema italiano nel mondo, si racconta in una lunga intervista al Corriere della Sera con la lucidità e l’ironia di chi ha vissuto davvero, senza filtri e senza nostalgie di maniera.
Il perito elettronico che non sapeva di essere un attore
Pochi lo sanno, ma Giannini non è arrivato al teatro dalla scuola d’arte o dai salotti culturali. Ha studiato elettronica, ha preso il diploma da perito. Un percorso tecnico, concreto, lontanissimo dai riflettori. E poi, quasi per caso, il teatro. «Mi pagano per non fare niente», racconta di aver pensato all’inizio, con quella scanzonata onestà che lo ha sempre contraddistinto. L’idea che recitare potesse essere un lavoro vero gli ci volle del tempo per metabolizzarla. Ma quando lo capì, non tornò più indietro.
Gli schiaffi alla Melato: una leggenda da sfatare
Nelle scene più iconiche dei film con Mariangela Melato, in particolare in Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto di Lina Wertmüller, Giannini appare brutale, fisico, sopra le righe. Ma lui ci tiene a precisarlo: quegli schiaffi erano finti. Tutti. La violenza era recitata, costruita fotogramma per fotogramma insieme alla Melato, con cui il rapporto professionale era di totale fiducia reciproca. «Erano finti», dice, e lo dice con una semplicità che chiude ogni polemica.
Eppure il corpo ha pagato lo stesso il prezzo del mestiere.
Il menisco rotto dalla controfigura
L’infortunio più serio della sua carriera non arrivò da una scena d’azione girata male o da un rischio calcolato. Arrivò da una controfigura. Durante le riprese di una scena particolarmente fisica, fu proprio il sostituto — quello che avrebbe dovuto proteggerlo — a procurargli la rottura del menisco. Un paradosso beffardo, il tipo di storia che solo il cinema sa produrre. L’infortunio lo costrinse a uno stop forzato, ma non intaccò mai la sua determinazione.
Ottantadue anni e nessuna intenzione di fermarsi
Giannini ha lavorato con i più grandi: Wertmüller, Cavani, Ferreri, e poi Hollywood, con ruoli in film come Hannibal e la saga di James Bond, dove ha interpretato René Mathis in due film con Daniel Craig. Un percorso che ha attraversato decenni e continenti. «Il cinema è cambiato, ma la recitazione no», ha detto in passato un suo collega di lunga data, sintetizzando bene quello che Giannini stesso incarna.
Oggi l’attore guarda avanti. Ha progetti, ha voglia di lavorare, ha ancora quella curiosità che lo portò, ragazzo, a salire su un palco pensando di aver trovato la cosa più comoda del mondo. Non era così. Ma era quella giusta.
