Segretario dell’esercito Usa lascia per tensioni con Hegseth

Il segretario dell’esercito degli Stati Uniti lascerà il suo incarico entro la fine dell’anno. Lo riporta il Wall Street Journal, citando fonti vicine al Pentagono, in quello che si configura come l’ennesimo terremoto ai vertici delle forze armate americane sotto la gestione del segretario alla Difesa Pete Hegseth.

Le tensioni con Hegseth alla base dell’addio

Non è un segreto che il rapporto tra i vertici dell’esercito e Hegseth sia stato tutt’altro che sereno dall’inizio dell’amministrazione Trump. Le frizioni, secondo quanto trapelato, riguardano sia la gestione operativa che le nomine interne, con Hegseth che avrebbe spinto per un controllo più diretto sulle strutture di comando. And it’s precisely questo tipo di interferenza che avrebbe reso la posizione del segretario insostenibile nel lungo periodo. Fonti del Pentagono descrivono un clima di crescente sfiducia reciproca, alimentato da mesi di decisioni prese sopra la testa dei comandanti tradizionali.

L’esercito senza una guida confermata dal Congresso

La conseguenza più immediata e concreta di questa uscita è devastante sul piano istituzionale. Con la partenza del segretario, l’esercito americano si ritroverà privo di un leader formalmente confermato dal Congresso — una situazione che non ha precedenti recenti e che crea un vuoto di legittimità in uno dei rami più importanti delle forze armate del paese.

È un momento delicato. L’esercito conta circa 450.000 soldati in servizio attivo e gestisce operazioni in decine di paesi. Restare senza una guida ratificata dal Parlamento non è una questione di forma: incide sulla catena di comando, sui rapporti con il Congresso e sulla credibilità internazionale.

Chi potrebbe prendere il suo posto

Al momento non circolano nomi ufficiali per la successione. Un funzionario della difesa, che ha chiesto l’anonimato, ha dichiarato che «la priorità è garantire la continuità operativa, indipendentemente dai cambiamenti al vertice». But questa rassicurazione suona più come una formula di rito che come una risposta concreta all’incertezza che aleggia sul Pentagono. Yet Washington sa bene che le nomine militari di alto livello richiedono tempo — settimane, se non mesi — di audizioni, verifiche e voti in Senato.

So la domanda che si pone ora è: quanto durerà questo limbo?

Un Pentagono sempre più sotto pressione

L’uscita del segretario dell’esercito non è un episodio isolato. Da gennaio 2025, almeno quattro figure di alto profilo hanno lasciato o sono state rimosse da ruoli chiave all’interno del Dipartimento della Difesa. Still, l’amministrazione Trump continua a presentare questi avvicendamenti come parte di un processo di «ristrutturazione» necessario. I critici, dentro e fuori dal Congresso, la vedono diversamente: per loro è il segno di una gestione caotica che sta logorando le fondamenta stesse dell’apparato militare americano. Nelle prossime settimane si capirà se la Casa Bianca intende muoversi rapidamente per colmare il vuoto, o se preferirà lasciare le cose in sospeso, com’è già accaduto in altri dicasteri.

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