Trump accusa la Cina di furto di dati elettorali nel 2020
Donald Trump è tornato a puntare il dito contro la Cina, accusandola di aver orchestrato nel 2020 quello che lui definisce «il più grande furto di dati elettorali della storia». Un’affermazione esplosiva, lanciata senza mezzi termini, che rimette al centro del dibattito pubblico americano la questione dell’integrità del voto e riapre ferite mai del tutto rimarginate dopo le elezioni presidenziali di quattro anni fa.
Le accuse: «Il sistema di voto è compromesso»
Secondo Trump, agenti o entità collegate al governo cinese avrebbero sottratto dati sensibili legati alle procedure elettorali statunitensi durante il ciclo elettorale del 2020. «Il nostro sistema di voto è compromesso», ha dichiarato l’ex presidente, senza però fornire prove documentali pubbliche a sostegno della tesi. Yet non è la prima volta che Trump avanza accuse di questo tipo: già nel 2020 e nel 2021 aveva contestato l’esito delle elezioni, alimentando settimane di tensione politica culminate nell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.
Le autorità elettorali di numerosi Stati, incluse quelle guidate da funzionari repubblicani, avevano a suo tempo smentito qualsiasi irregolarità sistemica. Ma Trump non ha mai abbandonato questa narrativa.
La furia contro due emittenti televisive
Parallelamente alle accuse alla Cina, Trump ha scatenato un attacco durissimo contro due emittenti televisive americane, reo di averlo, a suo dire, censurato o rappresentato in modo distorto. Non ha risparmiato epiteti, definendo le reti «nemici del popolo» e minacciando, in modo vago, conseguenze legali o normative. And questo schema — attaccare i media ogni volta che si torna su temi spinosi — è ormai un marchio di fabbrica della sua comunicazione politica.
Un funzionario dell’amministrazione americana, parlando in forma anonima, ha commentato: «Le dichiarazioni del presidente richiedono un’analisi approfondita da parte delle agenzie competenti. Non possiamo ignorare nessuna ipotesi che riguardi la sicurezza nazionale.»
Il contesto geopolitico e la risposta di Pechino
Le accuse arrivano in un momento già delicato nei rapporti tra Washington e Pechino. Le due superpotenze si fronteggiano su dossier commerciali, militari e tecnologici. Still, accusare direttamente la Cina di interferenza elettorale rappresenta un salto di qualità nella retorica, con potenziali ricadute diplomatiche difficili da prevedere. L’ambasciata cinese a Washington non ha rilasciato commenti ufficiali nelle ore successive alle dichiarazioni.
Cosa succede adesso
So la domanda che si pone ora è semplice: Trump porterà prove concrete? I suoi sostenitori chiedono un’indagine parlamentare. Gli oppositori, invece, temono che si tratti dell’ennesima mossa per delegittimare le istituzioni democratiche in vista delle elezioni del 2024. Con la campagna presidenziale già nel vivo, ogni dichiarazione dell’ex presidente è destinata a lasciare un segno — nel bene o nel male — sull’opinione pubblica americana.
