Banco BPM-MPS, nozze saltate: ora volano le accuse
Il matrimonio bancario più atteso dell’anno è naufragato. L’ipotesi di fusione tra Banco BPM e Monte dei Paschi di Siena si è sgretolata nel giro di poche settimane, lasciando dietro di sé un strascico di polemiche, recriminazioni e, soprattutto, nuovi scenari che potrebbero ridisegnare il risiko bancario italiano.
Chi ha affossato il deal
Le versioni, come spesso accade in questi casi, divergono. Da un lato i vertici di Banco BPM sostengono di aver trovato condizioni inaccettabili sul piano della governance e della valorizzazione degli asset. Dall’altro, fonti vicine a MPS parlano di un’operazione sabotata da pressioni esterne e da un improvviso cambio di orientamento strategico a Milano. Quel che è certo è che i 14 miliardi di capitalizzazione complessiva che avrebbero dovuto fondersi restano separati, almeno per ora.
«Abbiamo sempre agito nell’interesse degli azionisti e della stabilità del sistema», ha dichiarato un dirigente coinvolto nelle trattative, senza sbilanciarsi ulteriormente.
Crédit Agricole alla finestra, ma non troppo
E mentre i due istituti italiani si scambiano accuse, un terzo attore si fa sempre più presente. Crédit Agricole, che detiene già una quota del 9,18% in Banco BPM, starebbe valutando con crescente interesse un rafforzamento della propria posizione. Il colosso francese non ha mai nascosto le proprie ambizioni italiane. Ma adesso, con il campo libero, i movimenti si fanno più concreti.
Secondo indiscrezioni raccolte a Milano, il gruppo di Montrouge avrebbe già avviato colloqui informali con alcuni advisor per esplorare scenari di aggregazione. Nessuna offerta formale, almeno per il momento. Yet la direzione sembra chiara.
Il Tesoro e il dossier MPS
Il Ministero dell’Economia, azionista di riferimento di MPS con una quota ancora superiore al 26%, si trova ora a dover ripensare la propria strategia di uscita. L’obiettivo di ridurre la presenza pubblica nella banca senese entro il 2025 appare sempre più complicato. So il Tesoro si ritrova di fronte a un rebus: aspettare un nuovo pretendente, accelerare la cessione di ulteriori quote sul mercato, o rassegnarsi a un’uscita dilazionata nel tempo.
MPS, dal canto suo, ha chiuso il 2024 con un utile netto di circa 1,9 miliardi di euro, il risultato migliore degli ultimi vent’anni. Un paradosso: mai così in salute, eppure senza partner.
Cosa succede adesso
Il risiko bancario italiano è tornato, di fatto, al punto di partenza. But non per molto. Le prossime settimane saranno decisive: i consigli di amministrazione dei principali istituti si riuniranno per ridefinire le priorità strategiche, e il dossier aggregazioni resterà sul tavolo. Crédit Agricole osserva. Il governo monitora. E i mercati, con il titolo Banco BPM che ha perso il 4,3% nella sola giornata di lunedì, chiedono risposte rapide.
