Hub migranti modello Albania: Meloni vuole esportarlo in tutta l’UE

Giorgia Meloni ha trovato il momento giusto. Con l’Europa ancora divisa sul dossier migrazioni e la pressione alle frontiere che non accenna a calare, la presidente del Consiglio spinge con forza per trasformare il controverso accordo con l’Albania in un modello esportabile a livello continentale — e vuole che sia Bruxelles a pagare il conto.

Il piano italiano sul tavolo europeo

La proposta italiana è chiara: replicare il sistema dei centri di trattenimento esterni all’Unione, sul modello di quelli costruiti a Shengjin e Gjadër, in altri paesi terzi disponibili a ospitare strutture analoghe. Il tutto finanziato con fondi comunitari. Secondo fonti di governo, Roma starebbe già lavorando a una bozza da presentare al prossimo Consiglio europeo, con una stima di costi che si aggira attorno ai 5 miliardi di euro complessivi per un network di almeno tre o quattro hub distribuiti tra Nordafrica e Balcani.

È una mossa politica sofisticata. Meloni trasforma quello che molti avevano bollato come un fallimento — i centri albanesi sono rimasti praticamente vuoti per mesi, tra ricorsi giudiziari e cavilli legali — in una bandiera da sventolare in sede europea.

La crisi come leva negoziale

L’aumento degli sbarchi registrato nell’ultimo trimestre, oltre 23.000 arrivi solo tra luglio e settembre secondo i dati del Viminale, fornisce alla premier un argomento concreto. And the timing isn’t accidental. Con le elezioni in diversi paesi membri che hanno spostato il baricentro politico verso destra, il clima a Bruxelles è cambiato. Governi che fino a due anni fa avrebbero rispedito al mittente l’idea dei centri extraterritoriali oggi siedono allo stesso tavolo e annuiscono.

Un funzionario europeo, che ha chiesto di non essere citato, ha detto: «La proposta italiana è tecnicamente complessa e giuridicamente scivolosa, ma il contesto politico è molto più favorevole di quanto non fosse dodici mesi fa».

Le critiche non mancano

Ma non tutti sono convinti. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano che il modello albanese ha già mostrato le sue crepe: costi esorbitanti, nessun richiedente asilo processato in modo definitivo, e sentenze dei tribunali italiani che continuano a bloccare i trasferimenti. Medici Senza Frontiere parla di «un sistema progettato per scoraggiare, non per gestire». E le opposizioni a Montecitorio chiedono una relazione parlamentare dettagliata sui 160 milioni di euro già spesi.

Still, il governo va avanti.

Cosa succede adesso

Nelle prossime settimane il dossier tornerà al centro del dibattito europeo. La Commissione sta valutando se e come integrare il modello dei centri esterni nel nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo, già approvato ma ancora in fase di attuazione. Meloni sa che la finestra politica è stretta. So sta accelerando, convinta che trasformare una scommessa domestica in una proposta continentale sia il modo migliore per uscire dall’angolo e tornare protagonista in Europa.

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