Istat: inflazione italiana al 2,7% in aprile, energia in volo del 9,6%

L’inflazione italiana ad aprile 2026 si è attestata al +2,7% su base annua, in netta accelerazione rispetto al +1,7% di marzo e al livello più alto dal 2023. Il dato definitivo diffuso dall’Istat il 15 maggio rivede leggermente al ribasso la stima preliminare (+2,8%) ma conferma una dinamica che riapre interrogativi pesanti sulla traiettoria dei prezzi e sulle prossime decisioni della Banca Centrale Europea, attese per l’11 giugno.

Il quadro dei numeri

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) al lordo dei tabacchi è salito dell’1,1% su base mensile — il maggior aumento mensile dall’ottobre 2022. La spinta arriva quasi interamente dai prezzi dell’energia, in violenta inversione rispetto ai mesi precedenti. Gli energetici non regolamentati passano da -2,0% a +9,6%; i regolamentati da -1,6% a +5,3%. L’energia complessiva accelera dal -2,1% al +9,2%.

Gli alimentari freschi non lavorati continuano la corsa: dal +4,7% al +5,9%. Il “carrello della spesa” — la voce che misura i prezzi dei beni acquistati più frequentemente — sale al +2,3% (dal +2,2%) e quello dei prodotti più frequentemente acquistati addirittura al +4,2%. Sul fronte opposto, l’inflazione di fondo (al netto di energia e alimentari freschi) scende dal +1,9% al +1,6%: il vero segnale che la pressione resta concentrata sulle componenti volatili, non ancora diffusa al cuore dell’economia.

L’effetto Hormuz su famiglie e imprese

La meccanica dell’accelerazione è chiara. La chiusura parziale dello Stretto di Hormuz dal 4 marzo, che ha tagliato circa il 20% del commercio globale di petrolio, ha riavviato la trasmissione dai prezzi all’ingrosso a quelli al consumo. L’Italia, che dipende strutturalmente dal gas importato per elettricità e riscaldamento, paga più di altre economie eurozona il riflesso di questa dinamica. Il PUN — Prezzo Unico Nazionale dell’elettricità — è tornato sopra i 130 €/MWh nel mese di aprile, su livelli che non si vedevano dal 2023.

Per le famiglie italiane, il segnale operativo è che la pausa inflazionistica del 2025 è chiusa. L’inflazione acquisita per il 2026 — il valore che si avrebbe a fine anno se i prezzi restassero stabili rispetto ad aprile — è salita al +2,3%, sopra il target BCE del 2%. Per i titolari di mutui a tasso variabile la dinamica è ambivalente: gli Euribor restano stabili intorno al 2-2,2%, ma i future indicano aspettative di risalita fino al 2,8-3,0% tra fine 2026 e inizio 2027.

L’attesa per Francoforte

La BCE, riunitasi il 30 aprile, ha lasciato i tassi invariati al 2,00% (deposit facility rate) per la settima volta consecutiva. La presidente Christine Lagarde, in conferenza stampa, ha definito la scelta una “pausa strategica” e ha confermato che la riunione dell’11 giugno sarà “un’occasione per valutare se e quando intervenire”. Lagarde ha anche detto, intervistata da Bloomberg TV, che intende restare in carica nonostante le speculazioni recenti: “This captain is not going to leave the ship, because I see clouds.”

La traiettoria è simile in tutta l’eurozona: il dato HICP finale di aprile per l’intera area dovrebbe essere confermato in giornata (20 maggio) al +3,0%, il livello più alto da settembre 2023. La Germania accelera al 2,9%, la Spagna al 3,5%, la Francia al 2,5%. La forbice tra economie core e periferia si è allargata sensibilmente dall’inizio della guerra in Iran.

Le conseguenze per i BTP Italia

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per famiglie di operai ed impiegati (FOI) al netto dei tabacchi — il dato su cui si basa la rivalutazione di cedole e capitale dei BTP Italia — segna +1,0% su base mensile e +2,6% annuo. Per i detentori delle ultime emissioni (BTP Italia novembre 2030 e maggio 2031, in particolare), si tratta di un meccanismo di protezione che si attiva proprio nei mesi di accelerazione dei prezzi. La rivalutazione semestrale dei prossimi mesi sarà significativamente più sostanziosa rispetto al periodo gennaio-marzo 2026.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Lo scenario base per maggio e giugno, secondo gli analisti di Confcommercio e di Confindustria, vede l’inflazione italiana stabilizzarsi attorno al 2,5-2,8%, in funzione del prezzo del Brent (oggi tra 84 e 88 dollari al barile) e della capacità europea di mantenere il riempimento degli stoccaggi di gas per l’inverno. La traiettoria reale dipenderà in misura preponderante dall’evoluzione del conflitto iraniano e dalla possibile riapertura graduale dello Stretto di Hormuz.

Fonti: Istat — Prezzi al consumo aprile 2026 (15 maggio 2026); Bollettino BCE; Trading Economics; Sole 24 Ore; Confcommercio; Money.it.

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