Conte replica a Grillo: «Identità persa? Diceva che Draghi era grillino»

Lo scontro interno al Movimento 5 Stelle si fa sempre più aspro. Giuseppe Conte ha risposto duramente a Beppe Grillo, che nei giorni scorsi aveva accusato l’ex premier di aver fatto perdere al M5S la propria identità originaria. E la controreplica di Conte non si è fatta attendere, arrivando con una precisione chirurgica che ha colpito al cuore la credibilità del fondatore del Movimento.

La frecciata di Conte sul passato di Grillo

«Perso identità?», ha detto Conte con evidente sarcasmo. «Ricordo bene che era lui a sostenere che Mario Draghi fosse un grillino». Una battuta che vale più di mille comunicati. Con queste parole, l’attuale leader del M5S ha ribaltato l’accusa, ricordando come Grillo stesso avesse in passato abbracciato entusiasticamente la figura dell’ex presidente del Consiglio — un tecnocrate di lungo corso, ex governatore della Banca d’Italia ed ex presidente della Banca Centrale Europea — come se fosse espressione dei valori pentastellati.

È difficile non cogliere l’ironia della situazione.

Una rottura che si consuma da mesi

La tensione tra Conte e Grillo non è esplosa dall’oggi al domani. Da almeno un anno e mezzo, i due si fronteggiano su questioni cruciali: la governance del Movimento, il ruolo del Garante — carica che Grillo ricopre — e soprattutto la direzione politica da seguire. Grillo ha più volte contestato le scelte di Conte, accusandolo di trasformare il M5S in un partito tradizionale, svuotato della sua carica antisistema. Conte, dal canto suo, ha sempre risposto rivendicando la necessità di un Movimento maturo, credibile, capace di governare.

Fonti vicine alla leadership contiana fanno sapere che «il dibattito interno è sano e necessario, ma non può diventare un pretesto per delegittimare chi lavora ogni giorno per costruire un’alternativa politica seria».

I numeri di un Movimento in bilico

I sondaggi più recenti raccontano una storia complicata. Il M5S oscilla attorno all’11-12% nelle rilevazioni nazionali, lontanissimo dai fasti del 32,7% delle politiche del 2018. Ogni polemica interna rischia di erodere ulteriormente quel consenso. E in un centrosinistra che cerca ancora una coalizione stabile, le divisioni dei 5 Stelle pesano come macigni.

Still, Conte sembra convinto di poter tenere la barra dritta. Non intende cedere spazio a chi, secondo lui, guarda più al passato che al futuro del Movimento.

Cosa succede adesso

Nei prossimi giorni sono attesi nuovi sviluppi. Il nodo più urgente riguarda il ruolo formale di Grillo all’interno del Movimento: il suo mandato da Garante è oggetto di discussione, e alcune correnti interne spingono per una revisione dello statuto che riduca i suoi poteri di veto. Conte dovrà decidere se forzare la mano o cercare un accordo. But una cosa è chiara: il M5S del 2024 non è più il Movimento del 2009, e lo sa benissimo anche Beppe Grillo.

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