Missili iraniani contro petroliere emiratine a Hormuz: un morto

Due petroliere battenti bandiera emiratina sono state colpite da missili iraniani nello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi marittimi più strategici del pianeta. Il bilancio, per ora, è di un morto e otto feriti. Gli Emirati Arabi Uniti hanno puntato il dito direttamente contro Teheran, in quello che si profila come uno degli incidenti più gravi nel Golfo Persico degli ultimi anni.

Le due navi nel mirino: la Mombasa e l’Al-Bahiyah

Ad essere colpite sono state la Mombasa e l’Al-Bahiyah, entrambe in transito nella zona dello stretto quando i missili le hanno raggiunte. A bordo di entrambe le imbarcazioni sono divampati incendi violenti, difficili da domare per via del carico di idrocarburi. Le squadre di soccorso sono intervenute nelle prime ore successive all’attacco, riuscendo a evacuare parte dell’equipaggio. Otto marinai sono rimasti feriti, uno dei quali in modo così grave da non sopravvivere alle ustioni riportate.

Lo Stretto di Hormuz è il punto di passaggio di circa il 20% del petrolio mondiale. Un attacco qui non è mai solo un fatto militare.

Abu Dhabi accusa Teheran: «Attacco deliberato»

Il Ministero degli Esteri emiratino ha rilasciato una dichiarazione senza lasciare spazio a interpretazioni. «Si è trattato di un attacco deliberato e ingiustificato contro navi civili battenti la nostra bandiera», ha affermato un portavoce del governo di Abu Dhabi, aggiungendo che gli Emirati si riservano il diritto di rispondere «nelle sedi appropriate». Nessun commento ufficiale è arrivato finora da Teheran, che non ha né confermato né smentito il coinvolgimento delle proprie forze.

And yet, il silenzio iraniano in questi casi è quasi diventato una risposta di per sé.

Tensioni già altissime nel Golfo Persico

Non è la prima volta che navi commerciali vengono prese di mira in quest’area. Tra il 2019 e il 2021 si erano già verificati diversi episodi di sabotaggi e sequestri, con accuse incrociate tra Iran, Stati Uniti e paesi del Golfo. Ma questo attacco segna un’escalation diversa: l’uso di missili contro petroliere di uno stato sovrano è un atto di una gravità difficile da minimizzare.

Washington ha già fatto sapere di seguire «con la massima attenzione» la situazione. Fonti diplomatiche a Ginevra riferiscono di contatti urgenti tra le cancellerie occidentali. Anche Londra ha convocato l’ambasciatore iraniano per chiedere chiarimenti. Still, al momento non si parla di ritorsioni militari dirette.

Cosa succederà adesso

Gli Emirati hanno chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. I mercati petroliferi hanno già reagito: il greggio Brent ha segnato un rialzo dell’1,8% nelle prime contrattazioni dopo la notizia. So, oltre alla dimensione politica e umanitaria, c’è anche quella economica a tenere il mondo col fiato sospeso. Nelle prossime 48 ore potrebbero essere decisive per capire se questa crisi resterà localizzata o si trasformerà in qualcosa di molto più difficile da gestire.

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