Vannacci e l’accusa del Financial Times: «Cavallo di Troia della Russia»

Il Financial Times ha puntato il dito contro Roberto Vannacci, europarlamentare della Lega, definendolo un «cavallo di Troia della Russia in Italia». Un’accusa pesante, che ha fatto immediatamente il giro dei media italiani e costretto il generale in pensione a difendersi in televisione con una risposta secca e diretta.

L’accusa del Financial Times

Il quotidiano finanziario britannico, in un’analisi pubblicata nelle ultime ore, ha sostenuto che Vannacci rappresenterebbe un vettore dell’influenza russa nel panorama politico italiano. Il pezzo cita le posizioni del generale su Mosca, il suo approccio critico verso le sanzioni e alcune dichiarazioni rilasciate nel corso degli ultimi mesi che, secondo gli autori dell’articolo, farebbero di lui un alleato oggettivo del Cremlino all’interno delle istituzioni europee. Il Financial Times non è nuovo a questo tipo di analisi sul populismo europeo, ma colpire direttamente un europarlamentare italiano con un’etichetta così esplicita è un passo piuttosto deciso.

La replica di Vannacci: «Sono filo-italiano, non filo-russo»

Vannacci non ha aspettato molto prima di rispondere. Ospite in uno studio televisivo, ha respinto le accuse con tono irritato ma controllato. «Io sono solo filo-italiano», ha detto, aggiungendo che le sue posizioni nascono da un interesse esclusivo per i cittadini italiani, non da simpatie verso potenze straniere. And ha tenuto a precisare che difendere gli interessi nazionali non equivale a fare gli interessi di Mosca.

«Chiunque si permetta di mettere al primo posto l’Italia viene automaticamente bollato come agente straniero. È un meccanismo stanco e intellettualmente disonesto», ha aggiunto il generale.

Le alleanze: «Siamo interlocutori naturali del centrodestra»

Ma la parte più politicamente rilevante dell’uscita televisiva di Vannacci riguarda il futuro del suo movimento. Reduce da un risultato sorprendente alle europee di giugno 2024, dove ha raccolto oltre 500mila preferenze come candidato indipendente nelle liste della Lega, il generale ha indicato chiaramente la direzione: «Noi siamo gli interlocutori naturali del centrodestra». Una dichiarazione che suona come un segnale preciso verso Salvini e, più in generale, verso la coalizione di governo.

Still, i rapporti con la Lega non sono mai stati completamente lineari. Ci sono state frizioni, interpretazioni divergenti, e qualche imbarazzo reciproco. Ma il dato dei voti parla da solo, e nessuno nel centrodestra può permettersi di ignorarlo.

Cosa succede adesso

L’attacco del Financial Times rischia di diventare un argomento ricorrente nel dibattito italiano dei prossimi mesi, soprattutto in un contesto in cui il tema dei legami tra forze sovraniste europee e la Russia è tornato centrale dopo l’invasione dell’Ucraina. Un osservatore vicino agli ambienti diplomatici europei ha commentato: «Le accuse di questo tipo, quando vengono da testate autorevoli, lasciano tracce difficili da cancellare».

Vannacci, però, sembra intenzionato a trasformare la controversia in carburante elettorale. Non sarebbe la prima volta.

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