Davide Cavallo abbraccia i suoi aggressori in Tribunale a Milano
Un abbraccio. Non una stretta di mano formale, non uno sguardo neutro da parte opposta dell’aula. Un abbraccio vero, cercato e dato di persona. Davide Cavallo, il ragazzo accoltellato la notte del 30 aprile 2023 in corso Como, nel cuore della movida milanese, ha fatto qualcosa che quasi nessuno si aspettava: ha abbracciato i sei giovani imputati per quella notte di sangue, uno dopo l’altro, davanti ai giudici del Tribunale di Milano.
Quella notte in corso Como
Era quasi l’una di notte quando Davide, allora ventitreenne, venne colpito con un coltello dopo una lite scoppiata per motivi banali, com’è quasi sempre in questi casi. Un agguato rapido, violento, che lo lasciò a terra con ferite serie all’addome. Soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale Niguarda, rimase ricoverato per diversi giorni. Gli aggressori — sei ragazzi, alcuni minorenni all’epoca dei fatti — furono identificati e arrestati nel giro di poche settimane grazie anche alle telecamere di sorveglianza della zona.
Ma quella storia, che sembrava destinata a chiudersi nelle aule di giustizia con sentenze e pene, ha preso ieri una piega del tutto inattesa.
Il gesto che ha fermato l’aula
Davide si è alzato, ha guardato i sei imputati seduti al banco degli accusati e ha detto: «Siamo tutti e sei legati da un evento orribile. Possiamo starci vicini, se vogliamo». E poi li ha abbracciati. Uno per uno. Alcuni degli imputati erano visibilmente emozionati. Qualcuno ha pianto. L’udienza si è interrotta per qualche minuto, in un silenzio che, secondo chi era presente, sembrava quasi fisico.
Non è un gesto che si vede spesso in un’aula di tribunale. Quasi mai, in realtà.
Il percorso di Davide
Nei mesi successivi all’aggressione, Davide ha raccontato di aver attraversato un lungo periodo di elaborazione. Non è arrivato a quel gesto dall’oggi al domani. Ha parlato con psicologi, si è confrontato con la sua famiglia, ha scelto consapevolmente di non nutrire odio. «Non voglio che quella notte definisca il resto della mia vita», ha detto ai suoi legali nelle settimane precedenti all’udienza.
Un rappresentante dell’associazione che segue i percorsi di giustizia riparativa in Lombardia ha commentato: «Episodi come questo dimostrano che la giustizia non è solo punizione. Il coraggio di Davide è un esempio raro ma prezioso».
Cosa succede ora
Il processo per i sei imputati è ancora in corso. Le posizioni giuridiche restano separate e le accuse non sono state ritirate — né Davide ha chiesto che lo fossero. Il suo avvocato ha precisato che il gesto è stato del tutto spontaneo e personale, e non cambia il quadro processuale.
Quel che resta, però, è un’immagine difficile da dimenticare: un ragazzo che poteva scegliere la rabbia e ha scelto altro. A Milano, in un’aula di tribunale, un martedì mattina di gennaio.
