Salvini e il caos treni: a rischio 2 miliardi di fondi Pnrr
Due miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza rischiano di andare perduti. È la conseguenza diretta di quello che molti a Bruxelles e a Roma stanno già chiamando il «pasticcio Salvini» sui treni: una serie di dichiarazioni e decisioni del vicepremier e ministro delle Infrastrutture che hanno allarmato la Commissione europea, costringendo Giorgia Meloni a intervenire personalmente per rassicurare i partner comunitari. E, di fatto, a sconfessare il suo vice.
Cosa è successo davvero
Tutto nasce da alcune mosse del ministero guidato da Salvini che avrebbero rallentato, se non bloccato, l’iter di progetti ferroviari finanziati con i fondi europei del Pnrr. Appalti in bilico, procedure non rispettate nei tempi previsti, comunicazioni lacunose verso Bruxelles. La Commissione europea ha chiesto spiegazioni formali. Sono 2,1 miliardi esatti le risorse a rischio, legate a interventi sulle linee regionali e all’ammodernamento di tratte considerate strategiche per la coesione territoriale del Paese.
And the timing couldn’t be worse. L’Italia è già sotto osservazione per il rispetto delle scadenze Pnrr, e un’altra tegola sui fondi europei sarebbe un colpo durissimo per il governo.
Meloni prende le distanze
La presidente del Consiglio ha telefonato direttamente alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen per garantire che Roma rispetterà tutti gli impegni presi. Un gesto che, nella sostanza, ha significato una cosa sola: Salvini aveva sbagliato. Palazzo Chigi ha poi diffuso una nota in cui si ribadisce «il pieno impegno dell’esecutivo al rispetto del cronoprogramma Pnrr», senza citare il ministro delle Infrastrutture nemmeno una volta.
«Il governo italiano è pienamente allineato agli obiettivi europei e non ci sarà alcun ritardo nelle opere finanziate», ha dichiarato una fonte dell’esecutivo vicina alla presidenza del Consiglio.
Il silenzio imbarazzato della Lega
Dal Carroccio, per ore, non è arrivata alcuna risposta. Poi, nel tardo pomeriggio, un comunicato generico del ministero delle Infrastrutture ha parlato di «normale dialogo istituzionale» con Bruxelles, minimizzando la portata dello scontro. But nessuno, dentro la Lega, ha difeso apertamente l’operato di Salvini su questo dossier specifico. Un silenzio che pesa quanto le parole.
La tensione nella maggioranza è palpabile.
Cosa succede adesso
Nelle prossime settimane il governo dovrà presentare alla Commissione europea un piano di recupero credibile, con date precise e garanzie concrete sulla ripresa dei cantieri ferroviari. Tra i progetti nel mirino ci sono interventi sul Sud Italia, dove il gap infrastrutturale rispetto al Nord resta enorme: alcune tratte calabresi e siciliane viaggiano ancora a velocità medie inferiori ai 90 chilometri orari.
Still, l’ottimismo a Palazzo Chigi non manca. I tecnici del ministero dell’Economia sono già al lavoro per trovare soluzioni che permettano di sbloccare i fondi senza perdere le risorse già assegnate. Il margine temporale, però, si restringe di settimana in settimana. E Salvini dovrà rispondere non solo a Bruxelles, ma anche ai suoi alleati di governo.
