Nevo: “Mi vergogno di Ben-Gvir, Israele ha bisogno di una svolta”

Lo scrittore israeliano Eshkol Nevo non usa mezzi termini. In un’intervista rilasciata a la Repubblica, l’autore di bestseller tradotti in oltre venti lingue prende posizione netta sulla crisi che attraversa il suo paese: vergogna per i rappresentanti dell’estrema destra al governo, fede nel dialogo come unica via percorribile, e una lucidità che disturba tanto a Tel Aviv quanto altrove.

“Ben-Gvir mi fa vergognare di essere israeliano”

Nevo non risparmia parole dure nei confronti di Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale nel governo Netanyahu. “Quando lo vedo parlare, quando sento le sue dichiarazioni, provo una vergogna profonda”, dice lo scrittore. “Non è l’Israele in cui sono cresciuto. Non è l’Israele che voglio lasciare ai miei figli.” E non è una posizione isolata: secondo un sondaggio pubblicato a gennaio 2024 dall’Israel Democracy Index, il 62% degli israeliani laici esprime sfiducia nei confronti dei partiti religiosi ultraortodossi e nazionalisti che compongono l’attuale coalizione.

Il dialogo come scelta politica e umana

Ma Nevo va oltre la critica. Il suo messaggio centrale è la necessità di continuare a parlare, anche — e soprattutto — con chi la pensa diversamente. “Il dialogo non è debolezza”, afferma con convinzione. “È l’unico strumento che abbiamo per non diventare quello che combattiamo.” Nei suoi romanzi, da Tre piani a L’ultima intervista, questo tema ritorna ossessivo: la comunicazione che si interrompe genera mostri, dentro le famiglie come dentro le nazioni.

Uno scrittore che vende centinaia di migliaia di copie in Europa non è un commentatore qualunque. In Italia, dove Nevo è pubblicato da Neri Pozza, i suoi libri hanno toccato quota 150.000 copie vendute negli ultimi cinque anni.

“Israele ha bisogno di una svolta vera”

La parte più politicamente scomoda dell’intervista riguarda il futuro. Nevo non si nasconde dietro l’ambiguità tipica degli intellettuali sotto pressione. “Quello che sta succedendo a Gaza, la gestione degli ostaggi, la deriva autoritaria interna: tutto questo richiede un cambio di rotta radicale”, dice. “Non aggiustamenti. Una svolta.” Yet aggiunge subito che questa svolta deve venire dall’interno della società israeliana, non essere imposta dall’esterno.

Un funzionario del ministero della Cultura israeliano, che ha preferito non essere citato per nome, ha confermato che il dibattito sulla rappresentazione culturale di Israele all’estero è “più acceso che mai” dopo il 7 ottobre 2023.

Cosa succede adesso

Nevo tornerà in Italia in primavera per un tour di presentazioni. Still, la domanda che lascia in sospeso è quella più difficile: quanto spazio ha ancora, in Israele, una voce come la sua? Il paese ha vissuto negli ultimi diciotto mesi una polarizzazione senza precedenti. E lui lo sa. “Forse il compito degli scrittori è proprio questo”, conclude: “restare nel mezzo quando tutti scappano verso gli estremi.”

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