Hamas conferma accordo con Israele: ‘Pronti al disarmo a Gaza’

Hamas ha confermato ufficialmente l’accordo raggiunto con Israele, aprendo per la prima volta alla possibilità concreta del disarmo del movimento a Gaza. Un annuncio che arriva a stretto giro dopo le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che già nelle scorse ore aveva anticipato l’intesa davanti alle telecamere di tutto il mondo.

L’annuncio e la reazione internazionale

La notizia ha scosso le cancellerie europee e mediorientali. Trump aveva parlato di un accordo «storico», usando toni trionfalistici che sono ormai il suo marchio di fabbrica. E stavolta, a sorpresa, Hamas non ha smentito. Un portavoce del movimento ha confermato che i negoziati hanno prodotto un’intesa, specificando che il dossier del disarmo è «sul tavolo in modo serio». Non è poco, considerando che per decenni Hamas ha fatto delle armi il simbolo stesso della propria resistenza.

Le reazioni internazionali sono state immediate. Dall’Egitto al Qatar, i mediatori che hanno lavorato per mesi dietro le quinte hanno accolto la notizia con cautela ma con evidente sollievo.

I dettagli dell’accordo

Secondo le informazioni trapelate finora, l’intesa prevede un processo di disarmo graduale, distribuito su almeno 18 mesi. In cambio, Israele si impegnerebbe a riaprire i valichi commerciali e a consentire l’ingresso massiccio di aiuti umanitari nella Striscia, dove secondo le ultime stime delle Nazioni Unite oltre 2,1 milioni di persone vivono in condizioni di emergenza alimentare grave.

Un funzionario coinvolto nei negoziati, che ha chiesto di restare anonimo, ha dichiarato: «Siamo arrivati a un punto che sei mesi fa sembrava impossibile. Nessuno si faccia illusioni: la strada è ancora lunga, ma questa è una svolta reale».

Still, restano nodi enormi da sciogliere. Chi supervisiona il disarmo? Con quali garanzie? E soprattutto: cosa succede ai combattenti di Hamas che rifiutano di consegnare le armi?

Le incognite sul futuro di Gaza

Il quadro politico interno al movimento palestinese è tutt’altro che compatto. Fonti vicine all’ala militare delle Brigate Ezzedin al-Qassam hanno fatto sapere, attraverso canali informali, che non tutti sono allineati con la leadership politica. Una frattura interna che potrebbe complicare seriamente l’attuazione pratica dell’accordo.

Israele, dal canto suo, non ha ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale dettagliata. Il governo Netanyahu ha confermato solo «progressi significativi», senza sbilanciarsi sui tempi.

Cosa succede adesso

I prossimi 72 ore saranno decisive. Sono attesi incontri al Cairo tra delegazioni tecniche per definire i meccanismi operativi del disarmo. Trump ha già annunciato che parlerà nuovamente della questione in settimana, probabilmente da Mar-a-Lago.

Se l’accordo reggesse davvero, cambierebbe radicalmente gli equilibri in tutto il Medio Oriente. Un «se» enorme, ma per la prima volta in anni non del tutto impossibile da immaginare.

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