Portaerei Lincoln: mesi in mare senza sosta, militari al limite
La portaerei USS Abraham Lincoln è in navigazione da oltre otto mesi senza mai toccare un porto. Niente riposo a terra, niente cibo fresco, condizioni igieniche sempre più precarie. E, secondo quanto riportato da fonti militari americane, alcuni marinai avrebbero tentato di gettarsi in mare.
Una missione che non finisce mai
La Lincoln opera nel Medio Oriente nell’ambito delle operazioni di supporto alle campagne contro i ribelli Houthi nello Yemen. Il dispiegamento prolungato, iniziato nella primavera del 2024, ha superato ogni aspettativa di durata. A bordo ci sono circa 5.000 militari. Settimana dopo settimana, la missione è stata estesa senza una data di ritorno chiara. E il morale ha cominciato a cedere.
Le famiglie a casa aspettano. I marinai, invece, continuano a svegliarsi ogni mattina sullo stesso ponte, con lo stesso orizzonte davanti.
Cibo scadente e igiene al collasso
Senza rifornimenti freschi regolari, la dieta a bordo è diventata monotona e povera. Frutta e verdura scarseggiano da settimane. La carne fresca è un ricordo. Si mangia ciò che le scorte congelate permettono, e non sempre in quantità sufficiente. Le segnalazioni di problemi igienici sono state confermate da fonti interne alla Marina statunitense, che hanno descritto situazioni difficili nei bagni collettivi e nelle aree comuni della nave.
Un portavoce della US Navy ha dichiarato: «Siamo consapevoli delle difficoltà che l’equipaggio sta affrontando e stiamo lavorando per migliorare le condizioni a bordo nel più breve tempo possibile.» Una risposta istituzionale, cauta. Ma che non dice quanto ci vorrà davvero.
Tentativi di buttarsi fuoribordo: il dettaglio che spaventa
Il dato più allarmante riguarda la salute mentale dell’equipaggio. Secondo quanto emerso, almeno alcuni militari avrebbero tentato di lanciarsi fuoribordo. Non è chiaro il numero esatto degli episodi né l’esito di ciascuno. Ma che questi eventi si siano verificati su una nave da guerra americana in missione attiva è, di per sé, un segnale gravissimo.
Otto mesi lontani da casa, senza un giorno a terra, con cibo scadente e spazi angusti: il peso psicologico è enorme.
Cosa succede adesso
La US Navy si trova in una posizione scomoda. Da un lato, la pressione operativa nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden non accenna a diminuire. Dall’altro, non può ignorare che la sua forza lavoro — esseri umani, non macchine — sta mostrando i segni evidenti del cedimento. Ritirare la Lincoln significa ridurre la capacità di risposta nella regione. Tenerla ancora mesi in mare potrebbe costare molto di più.
Nei prossimi giorni il Pentagono dovrà dare risposte concrete. Le famiglie dei marinai stanno alzando la voce. E la storia della Lincoln, comunque vada a finire, ha già acceso un dibattito urgente su quanto si possa davvero chiedere a chi serve in uniforme.
