Nucleare in Italia: Senato approva, prime centrali nel 2033
Il Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge delega sul nucleare, aprendo ufficialmente la strada al ritorno dell’atomo in Italia dopo oltre trent’anni di assenza. Un voto storico, atteso e controverso. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, non ha nascosto l’entusiasmo: «Le prime centrali potrebbero essere operative già nel 2033», ha dichiarato a margine della seduta.
Un percorso lungo e pieno di ostacoli
La legge delega non costruisce centrali, sia chiaro. Autorizza il governo a definire nel dettaglio il quadro normativo necessario per farlo: dalla scelta dei siti alle procedure di autorizzazione, fino alla gestione dei rifiuti radioattivi. Un impianto legislativo che dovrà tradursi in decreti attuativi entro 24 mesi dall’entrata in vigore della norma. E non sarà semplice.L’Italia ha detto no al nucleare due volte, nel 1987 e nel 2011, entrambe le volte con referendum popolari. Oggi il governo Meloni ci riprova, forte di un rinnovato interesse europeo per l’energia atomica e dei nuovi reattori di quarta generazione, più sicuri e compatti rispetto alle tecnologie del passato. Si parla anche di Small Modular Reactor, gli SMR, centrali modulari che potrebbero essere costruite in tempi più rapidi e con investimenti minori rispetto ai giganteschi impianti tradizionali.Ma i dubbi restano. Le opposizioni hanno votato compatte contro, definendo la legge «una scatola vuota» e ricordando che i tempi indicati dal ministro sono, secondo molti esperti del settore, ottimistici al limite dell’irrealistico. Costruire una centrale nucleare richiede in media 15-20 anni, non dieci.Un tecnico dell’ENEA interpellato dalla stampa ha preferito la cautela: «Il 2033 è una data simbolica, non ingegneristica.»Quel che è certo è che l’Italia reintroduce il nucleare nel proprio orizzonte energetico. Il dibattito pubblico, adesso, è appena cominciato.
