Eni valuta il tetto ai prezzi carburanti fino a fine anno
Eni sta seriamente valutando di mantenere il tetto volontario ai prezzi dei carburanti fino alla fine del 2024. Un impegno costoso: secondo fonti interne al gruppo, il costo potrebbe raggiungere i 100 milioni di euro al mese. Una cifra che pesa, e non poco, sui conti della compagnia energetica italiana.
Il costo della misura e il confronto con i competitor
Il nodo centrale, però, non è solo economico. È una questione di concorrenza. Eni si trova in una posizione scomoda: mantenere il tetto significa sobbarcarsi oneri che gli altri operatori del settore non necessariamente condividono nella stessa misura. E questo crea un terreno di gioco asimmetrico, con ricadute dirette sulla competitività dell’azienda sul mercato italiano dei carburanti.
“Stiamo analizzando con attenzione tutte le opzioni disponibili, tenendo conto sia degli impegni presi con il governo sia della sostenibilità economica della misura”, ha dichiarato un portavoce della società.
Il governo aveva spinto le compagnie energetiche verso forme di autoregolamentazione sui prezzi alla pompa, nel tentativo di alleggerire la pressione sui consumatori italiani in un momento di inflazione ancora sostenuta. Eni aveva risposto positivamente. Ma a 100 milioni al mese, i margini di pazienza si assottigliano.
Cosa succederà nei prossimi mesi
La decisione definitiva non è ancora arrivata. Le prossime settimane saranno decisive per capire se Eni confermerà l’impegno o sceglierà di tirarsi indietro prima della scadenza naturale di dicembre. Still, abbandonare il tetto adesso significherebbe esporsi a critiche politiche pesanti, soprattutto con la stagione autunnale che tradizionalmente vede un aumento dei consumi energetici.
Se Eni dovesse uscire dalla misura, la pressione ricadrebbe inevitabilmente sul governo per trovare alternative. Gli automobilisti italiani, intanto, guardano ai prezzi alla pompa con la solita preoccupazione.
