Gaza citata al diploma, prof sotto ispezione: il caso arriva in Parlamento
Un discorso di pochi minuti durante la cerimonia di diploma. Ma quelle parole su Gaza hanno scatenato una bufera che ora rimbalza fino ai palazzi istituzionali di Roma. Un professore di un liceo del Nord Italia si trova al centro di un’ispezione ministeriale dopo aver invitato i suoi studenti appena diplomati a «non dimenticare quello che sta accadendo a Gaza». La vicenda, riportata da la Repubblica, ha acceso un dibattito che divide politica, scuola e opinione pubblica.
Cosa è successo durante la cerimonia
Era il giorno degli esami di Stato. Il docente, insegnante di storia e filosofia con oltre vent’anni di carriera, ha preso la parola al termine della cerimonia ufficiale. Davanti a studenti, famiglie e colleghi ha pronunciato un appello: ricordare le vittime civili del conflitto a Gaza, non voltarsi dall’altra parte. Trenta secondi, forse quaranta. Alcuni genitori hanno applaudito. Altri hanno protestato, e nei giorni successivi sono arrivate le prime segnalazioni all’ufficio scolastico regionale.
L’ispezione è scattata nel giro di due settimane.
L’ispezione e le reazioni della scuola
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha confermato l’avvio di una verifica amministrativa sull’accaduto. Secondo fonti interne all’istituto, il preside avrebbe già inviato una relazione agli ispettori. Il professore, che non ha ancora rilasciato dichiarazioni pubbliche ufficiali, sarebbe assistito da un legale. «Gli insegnanti hanno il diritto e il dovere di educare i ragazzi a guardare il mondo», ha dichiarato un rappresentante del sindacato Flc-Cgil. «Un discorso di civiltà non può diventare un procedimento disciplinare.»
La scuola intanto è spaccata. Alcuni colleghi del docente hanno firmato una lettera di solidarietà, altri preferiscono il silenzio.
Il caso approda in Parlamento
La vicenda è già arrivata a Montecitorio. Almeno tre interrogazioni parlamentari sono state presentate nelle ultime settimane da deputati di opposizione, che chiedono al ministro Giuseppe Valditara di chiarire se l’ispezione rappresenti una forma di pressione nei confronti della libertà di insegnamento. Dal centrodestra, invece, diversi esponenti hanno difeso la scelta di aprire la verifica, parlando di «uso improprio di un momento istituzionale».
Il dibattito tocca una questione che va ben oltre questa singola cerimonia: fino a dove può spingersi un insegnante quando porta in classe — o in un’aula magna — il peso della cronaca internazionale?
Cosa succederà adesso
L’ispezione dovrebbe concludersi entro settembre, secondo quanto risulta da fonti ministeriali. Le conseguenze per il docente potrebbero andare da un semplice richiamo formale fino a provvedimenti disciplinari più seri, a seconda delle conclusioni degli ispettori. Yet il caso sembra destinato a restare al centro del dibattito pubblico per settimane. And la domanda che molti si pongono — dentro e fuori dalla scuola — è semplice: in un’aula italiana, si può ancora dire il nome di Gaza?
