Adele Cobelli morta a 14 anni: chi era la promessa della mountain bike

Una macchina l’ha travolta mentre pedalava durante un allenamento. Adele Cobelli, 14 anni, ciclista di mountain bike tra le più promettenti del Trentino, è morta così — su una strada che conosceva bene, in sella alla sua bici. Una notizia che ha lasciato senza parole l’intera comunità sportiva della regione.

L’incidente e la dinamica

Il tragico scontro è avvenuto nel pomeriggio di mercoledì, lungo una strada provinciale nei pressi di Trento. Adele stava svolgendo una sessione di allenamento ordinaria quando un’automobile l’ha investita. I soccorritori del 118 sono intervenuti nel giro di pochi minuti, ma le condizioni della ragazza erano già disperate. Trasportata d’urgenza all’ospedale Santa Chiara, la giovane non ce l’ha fatta. Le autorità locali hanno aperto un’indagine per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. Il conducente del veicolo, un uomo di 47 anni residente in zona, è stato sottoposto agli accertamenti di rito.

Chi era Adele Cobelli

Adele aveva cominciato a gareggiare a livello agonistico a soli 11 anni, tesserata con una società ciclistica trentina. In tre stagioni aveva già collezionato diversi piazzamenti di rilievo nelle categorie giovanili regionali, con una specialità nelle gare cross-country. Allenava sei giorni su sette, spesso rinunciando alle uscite con gli amici per dedicarsi alla bici. E non era un sacrificio, per lei. Era una scelta.

Tutti la descrivono come una ragazza determinata, silenziosa nei modi ma capace di una concentrazione rara per la sua età. Frequentava il secondo anno di una scuola tecnica a Trento e aveva già nel cassetto il sogno di partecipare ai Campionati Italiani Under 17 la prossima estate.

Il dolore del mondo sportivo

La notizia ha fatto il giro delle federazioni ciclistica in poche ore. Il presidente della Federazione Ciclistica Italiana del Trentino-Alto Adige ha dichiarato: «Adele era un esempio per tutti i giovani atleti. Ci mancherà come sportiva, ma soprattutto come persona. Il ciclismo trentino perde una delle sue voci più belle.»

La sua società ha annullato tutti gli allenamenti previsti per i giorni successivi. Sui canali social del club sono comparsi centinaia di messaggi da colleghi atleti, famiglie e tecnici di tutta Italia.

Il problema della sicurezza sulle strade

La morte di Adele riapre un dibattito che torna ciclicamente e ogni volta sembra rimanere senza risposta concreta: come si tutela chi va in bicicletta su strade aperte al traffico? In Italia, secondo i dati Istat più recenti, ogni anno muoiono circa 200 ciclisti in incidenti stradali. Eppure le piste ciclabili dedicate agli allenamenti sportivi restano insufficienti in quasi tutto il paese.

Le istituzioni locali promettono ora una revisione dei percorsi ciclabili nella zona dove è avvenuto l’incidente. Ma per Adele, purtroppo, è già troppo tardi.

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