Dazi zero sui farmaci generici in Usa per due anni, poi scatta il rincaro

I farmaci generici importati negli Stati Uniti godranno di dazio zero per i prossimi due anni. Poi arriva il conto: il 100% nel primo anno successivo alla finestra di esenzione, il 200% in quello dopo. È la nuova traiettoria tariffaria annunciata dall’amministrazione Trump, che ridisegna in modo radicale le regole del mercato farmaceutico globale.

Una tregua temporanea, non una resa

La logica è chiara anche senza girarci troppo intorno. Washington concede tempo al settore per adattarsi, ma la direzione è segnata. Due anni di respiro, poi una pressione tariffaria che non ha precedenti per questa categoria di prodotti. I generici rappresentano circa l’85% di tutte le prescrizioni negli Stati Uniti e una quota enorme arriva dall’estero, in particolare dall’India e dall’Europa centrale. Bloccarli con dazi così pesanti significa intervenire su una filiera che tocca direttamente le tasche di decine di milioni di americani.

Chi rischia di più

L’India è il paese che trema di più. È il principale fornitore di farmaci generici al mercato americano, con un export che vale circa 8 miliardi di dollari l’anno solo verso gli Usa. Ma anche l’Unione Europea non è immune. Produttori come quelli ungheresi, sloveni e polacchi hanno costruito negli anni rapporti commerciali solidi con distributori americani. Tutto questo potrebbe cambiare nel giro di ventiquattro mesi. E non gradualmente.

Un funzionario del settore farmaceutico ha dichiarato che «le aziende stanno già valutando piani di rientro produttivo negli Stati Uniti, ma due anni non bastano per costruire uno stabilimento e ottenere le certificazioni FDA».

Il paradosso americano

C’è un’ironia evidente in questa mossa. Trump ha sempre detto di voler abbassare il costo dei farmaci per gli americani. I generici esistono proprio per questo: costano molto meno degli equivalenti con brevetto. Colpirli con dazi al 200% rischia di produrre l’effetto opposto, alzando i prezzi sugli scaffali delle farmacie e sulle ricette dei medici di base. Almeno nel breve periodo.

La Casa Bianca scommette che la pressione spingerà le aziende a produrre sul suolo americano. Ma i tempi dell’industria farmaceutica non sono quelli della politica.

Cosa succede adesso

I due anni di esenzione partono in modo immediato, anche se i dettagli attuativi dovranno essere ancora formalizzati attraverso ordini esecutivi specifici. Il Congresso segue la vicenda con attenzione, spaccato tra chi sostiene la linea protezionistica e chi teme l’impatto sui consumatori più fragili, anziani e malati cronici in testa.

Nelle prossime settimane ci sarà da capire se altri paesi risponderanno con contromisure mirate. L’India in particolare potrebbe reagire sul fronte dei farmaci non generici, dove gli Stati Uniti hanno invece interessi commerciali rilevanti. Il braccio di ferro è appena cominciato.

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