Dazi USA sul Brasile: Washington colpisce con il 25% su prodotti chiave

Gli Stati Uniti hanno imposto dazi del 25% su una serie di prodotti brasiliani, facendo del Brasile il primo Paese al mondo a essere colpito da questa nuova ondata di tassazioni commerciali decisa dall’amministrazione americana. Una mossa che ha scosso i mercati e riaperto il dibattito globale sulle guerre commerciali.

Cosa prevede la misura

Le nuove tariffe riguardano categorie merceologiche specifiche, tra cui acciaio, alluminio e alcuni prodotti agricoli trasformati. Il provvedimento è entrato in vigore in modo immediato, senza un periodo di transizione che permettesse alle aziende brasiliane di adeguarsi. E questo ha colto molti operatori di sorpresa. Le imprese esportatrici di San Paolo e del Minas Gerais, due degli stati più produttivi del Paese, hanno già avviato una valutazione dei danni potenziali sui loro margini.

Perché il Brasile è il primo della lista

Washington non ha fornito una spiegazione ufficiale dettagliata, ma fonti vicine all’amministrazione parlano di un surplus commerciale ritenuto eccessivo e di pratiche considerate sleali nella filiera dell’acciaio. Il Brasile esporta ogni anno negli Stati Uniti beni per un valore superiore ai 40 miliardi di dollari, con un saldo attivo che negli ultimi tre anni è cresciuto del 18%. Ma la scelta del Brasile come primo bersaglio ha una valenza anche simbolica: è un segnale rivolto agli altri Paesi emergenti.

«Stiamo valutando ogni opzione disponibile, incluso il ricorso agli strumenti dell’OMC», ha dichiarato un funzionario del ministero dell’Economia brasiliano, senza escludere misure di ritorsione.

Le reazioni a Brasilia e sui mercati

Il real brasiliano ha perso quasi l’1,7% nelle ore successive all’annuncio, mentre la borsa di San Paolo ha chiuso in calo di oltre due punti percentuali. Il governo di Brasilia ha convocato l’ambasciatore americano per chiedere chiarimenti ufficiali. Yet la risposta diplomatica è stata, almeno per ora, misurata: nessuna rottura, ma un avvertimento chiaro.

Il settore siderurgico è quello più esposto, con circa 8.200 lavoratori diretti coinvolti nell’export verso gli USA.

Cosa succede adesso

Still tutto è in divenire. Il Brasile ha 60 giorni per presentare osservazioni formali nell’ambito delle procedure previste dagli accordi bilaterali, ma i tempi della politica commerciale americana raramente coincidono con quelli della diplomazia. So le prossime settimane saranno decisive per capire se questa è una mossa definitiva o una leva negoziale. And non è da escludere che altri Paesi latinoamericani si trovino presto nella stessa situazione.

Il mondo guarda a questo precedente con attenzione. Quello che accade tra Washington e Brasilia potrebbe ridisegnare le rotte commerciali dell’intero emisfero sud.

Articoli simili