Parlement Européen Strasbourg

Brexit a dieci anni: tra i britannici vince il “Bregret”

Dieci anni fa, il 23 giugno 2016, il 51,9% dei britannici votò per lasciare l’Unione europea. Una scelta che ha cambiato il volto del Regno Unito — e dell’Europa intera. Ma oggi, guardando indietro, quell’entusiasmo si è trasformato in qualcosa di molto diverso.

Cos’è il «Bregret» e quanto è diffuso

Il termine «Bregret» — crasi di Brexit e regret, rimpianto — non è più una curiosità lessicale. È diventato un sentimento misurabile, documentato dai sondaggi. Secondo un’indagine pubblicata questa settimana da YouGov, il 56% dei britannici ritiene oggi che la Brexit sia stata una scelta sbagliata. Solo il 32% la difende ancora come decisione giusta. Gli indecisi sono pochi, e calano.

Non si tratta di nostalgia romantica. È una valutazione concreta, fatta sui conti della spesa, sulle code alle frontiere, sui permessi di lavoro negati. Still, c’è chi resiste e continua a credere che i benefici arriveranno. Prima o poi.

I numeri che pesano sull’economia britannica

I dati economici raccontano una storia difficile da ignorare. Il commercio con l’UE è calato in modo significativo: le esportazioni britanniche verso il blocco europeo sono diminuite di circa il 15% rispetto alle proiezioni pre-Brexit, secondo le stime della London School of Economics. Le piccole e medie imprese, quelle che esportano formaggi artigianali o componenti industriali, hanno subito i colpi più duri. Le pratiche doganali, le certificazioni, i ritardi: tutto questo ha un costo.

E poi c’è la questione dei lavoratori europei. Quasi 300.000 cittadini dell’UE hanno lasciato il Regno Unito tra il 2020 e il 2023. Il settore sanitario, quello agricolo, la ristorazione: tutti hanno sofferto una carenza di manodopera che ancora oggi non è stata colmata.

La politica si divide, ma qualcosa si muove

«Il rapporto con l’Europa deve essere reimpostato su basi pragmatiche, nell’interesse dei cittadini britannici», ha dichiarato un portavoce del governo laburista di Keir Starmer. Non si parla di rientro nell’UE — sarebbe politicamente suicida — ma di un «reset» graduale, fatto di accordi settoriali, di mobilità giovanile, di cooperazione in materia di difesa e sicurezza.

Yet i Conservatori restano aggrappati all’eredità di quel voto. Per loro, riaprire il dossier europeo significa cedere alle pressioni di Bruxelles.

Cosa potrebbe cambiare nel prossimo decennio

Il dibattito non è chiuso. Anzi, si sta riaprendo — piano, sottovoce, ma si sta riaprendo. Un accordo sulla mobilità dei giovani sotto i 30 anni è in fase di discussione. Un’intesa sulla cooperazione in materia di sicurezza alimentare potrebbe essere firmata entro fine anno.

So il vero nodo è questo: la Brexit non si può disfare con un colpo di penna. Ma si può, forse, ammorbidire. E quei numeri — il 56% che oggi si pente — dicono che la politica britannica non può permettersi di ignorare il «Bregret» ancora a lungo.

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