Caro-energia ed ETS: l’Italia cerca margini su carbonio, carbone e nucleare
Il caro-energia è tornato al centro dell’agenda economica italiana. Con alcuni dei costi energetici più elevati dell’Unione europea e un tessuto industriale sotto pressione, il governo cerca margini di manovra a Bruxelles e mette mano agli strumenti nazionali, dal mercato del carbonio al rilancio del nucleare.
Il pressing sulla flessibilità
Roma chiede all’UE maggiore flessibilità di bilancio per sostenere imprese e famiglie di fronte alle bollette, finora senza ottenere concessioni significative. La richiesta si intreccia con la più ampia revisione del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS), su cui diversi governi premono per regole più morbide a tutela della competitività industriale.
La mossa sulle centrali a gas
Tra le proposte avanzate dal governo figura il rimborso alle centrali a gas dei costi sostenuti nell’ambito dell’ETS, il meccanismo che fa pagare agli emettitori la CO2 prodotta. Le associazioni ambientaliste criticano la misura, sostenendo che incentiverebbe il ricorso prolungato ai combustibili fossili.
Carbone e nucleare
Sul fronte interno, il Parlamento ha approvato un rinvio della chiusura definitiva delle centrali a carbone, oggi in stand-by, di tredici anni, al 2038. Il governo punta inoltre a un rilancio dell’energia nucleare per affrontare i problemi energetici di medio periodo, una scelta respinta due volte dagli italiani tramite referendum negli ultimi quarant’anni.
Conti pubblici e crescita
Lo sfondo macroeconomico resta delicato: la Commissione ha ridotto la stima di crescita del PIL per il 2026 allo 0,5 %, mentre il debito elevato limita lo spazio fiscale. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è chiamato a far quadrare i conti in un contesto di inflazione energetica e tassi ancora elevati.
Una partita europea
La questione energetica italiana è ormai inseparabile dal dibattito comunitario sulla competitività e sul prezzo del carbonio. L’esito dei negoziati a Bruxelles, atteso nelle prossime settimane, inciderà direttamente sui costi dell’industria e sulle scelte di politica energetica del Paese.
