Patuanelli (M5S): su Kiev accordo possibile con i dem

La mossa di Patuanelli: un’apertura che cambia gli equilibri

Stefano Patuanelli, capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, ha lanciato un segnale politico destinato a fare rumore. In un’intervista a Repubblica, ha dichiarato che un accordo con parte del Partito Democratico sulla questione ucraina non solo è auspicabile, ma è concretamente alla portata. «Su Kiev accordo possibile, molti dem con noi», ha detto senza giri di parole. Una frase breve, ma che pesa come un macigno nel dibattito parlamentare di queste settimane.

La posizione del M5S sul conflitto in Ucraina è nota: il partito guidato da Giuseppe Conte si è schierato contro l’invio di nuove armi pesanti e ha chiesto con insistenza di privilegiare la via diplomatica. Ma adesso la novità è un’altra. Patuanelli sostiene che dentro il campo progressista esisterebbero almeno una ventina di parlamentari dem pronti a ragionare su una linea alternativa rispetto a quella sostenuta dalla segreteria di Elly Schlein.

Le crepe nel Partito Democratico

Il PD, almeno ufficialmente, ha sempre sostenuto il governo Meloni sulle forniture militari a Kiev, allineandosi alle posizioni NATO e alle richieste di Zelensky. Yet, nei corridoi di Montecitorio e Palazzo Madama, le voci di dissenso interno non sono mai state del tutto silenziate. Alcuni esponenti della corrente di sinistra del partito, così come diversi ex parlamentari vicini alla tradizione pacifista, hanno più volte manifestato fastidio per quella che considerano una postura troppo muscolare.

Patuanelli non ha fatto nomi. Ma i numeri che cita — «molti dem», secondo alcune fonti almeno 15-20 senatori e deputati — bastano a suggerire che l’eventuale costruzione di una maggioranza alternativa su questo dossier specifico non sarebbe fantapolitica pura.

Un osservatore parlamentare, che ha chiesto di restare anonimo, ha commentato così: «Da mesi si registra una tensione sotterranea tra la linea ufficiale del PD e quella di alcuni suoi eletti. Patuanelli lo sa, e lo dice ad alta voce per costringere tutti a uscire allo scoperto».

Cosa vuole davvero il M5S

Il Movimento non chiede un’uscita immediata dall’Alleanza Atlantica, né il blocco totale del sostegno all’Ucraina. La proposta che circola tra i pentastellati è più sfumata: stop all’invio di nuovi sistemi d’arma offensivi, pressione sull’Europa per riaprire canali diplomatici con Mosca, e una conferenza internazionale di pace che includa anche la Cina come mediatore.

È una posizione che, in una forma o nell’altra, ha trovato simpatie anche oltre i confini del centrosinistra. Alcuni sondaggi recenti — tra cui uno condotto da Tecnè su un campione di 1.200 italiani — indicano che circa il 54% degli elettori preferirebbe trattative di pace all’escalation militare. Un dato che il M5S tiene sul tavolo come argomento politico non trascurabile.

La risposta del PD e del governo

Dal PD, per ora, silenzio ufficiale. Nessun portavoce ha risposto alle dichiarazioni di Patuanelli con una smentita netta. And questo silenzio, per certi versi, dice già qualcosa. La segreteria di Schlein è impegnata a tenere unito un partito ancora percorso da tensioni interne, e aprire una discussione pubblica su Kiev potrebbe essere il classico vaso di Pandora.

Il governo Meloni, dal canto suo, ha confermato il sostegno all’Ucraina in sede NATO la settimana scorsa. La premier ha ribadito che l’Italia «rispetterà i propri impegni con i partner europei e atlantici».

Cosa succederà nelle prossime settimane

Il prossimo banco di prova sarà probabilmente il voto su un nuovo decreto che potrebbe sbloccare ulteriori forniture militari. Still, i tempi non sono ancora definiti, e in questo vuoto politico il M5S proverà a costruire la propria alternativa.

Se Patuanelli riuscirà davvero a portare dalla sua parte una fetta consistente del gruppo parlamentare dem, si tratterebbe di uno spartiacque. Non tanto per il risultato finale — il governo ha i numeri per tenere — ma per il segnale che manderebbe all’intera coalizione di centrosinistra in vista delle prossime elezioni europee e regionali.

Articoli simili