Bollo auto, scontro Renzi-Meloni: botta e risposta in Parlamento

La scintilla: l’abolizione del bollo auto riaccende le tensioni

Il bollo auto torna al centro del dibattito politico italiano e stavolta porta con sé uno scontro diretto, aspro e personale tra Matteo Renzi (photo) e Giorgia Meloni. La misura, annunciata dal governo come parte di un più ampio pacchetto fiscale legato alla riforma dell’IRPEF e al nuovo Codice della Strada, ha riaperto una ferita vecchia tra i due leader. Renzi ha rivendicato la paternità dell’idea, sostenendo di averla proposta anni fa quando era presidente del Consiglio. Meloni non l’ha presa bene.

«Mi davi del venditore di pentole», ha attaccato il senatore di Italia Viva durante un intervento in Aula, ricordando le critiche che la premier gli aveva rivolto in passato quando lui proponeva riforme simili. La risposta di Meloni è arrivata secca, quasi sprezzante: «Tu annunciavi, noi facciamo». Un botta e risposta che in pochi secondi ha riassunto anni di rivalità politica e divergenze strategiche tra due figure che, pur avendo condiviso stagioni di governo, non si sono mai davvero stimate.

Il contesto: cosa prevede davvero la misura sul bollo auto

Ma di cosa si parla esattamente? Il governo Meloni ha inserito nell’agenda fiscale l’ipotesi di eliminare progressivamente il bollo auto, la tassa di proprietà sui veicoli che oggi vale circa 6 miliardi di euro l’anno di gettito per le Regioni. Non si tratta di un’abolizione immediata: secondo le bozze circolate nei corridoi di Palazzo Chigi, la misura verrebbe introdotta in modo graduale, partendo dai veicoli elettrici e ibridi, con l’obiettivo di estenderla nel tempo anche alle auto tradizionali.

I tecnici del Ministero dell’Economia hanno già avvertito che compensare interamente il mancato gettito regionale non sarà semplice. Le Regioni, che incassano quasi la totalità del bollo auto, sono già in allarme. Alcune presidenze regionali, anche di centrodestra, hanno fatto sapere in via informale di non essere entusiaste dell’idea senza garanzie chiare sui trasferimenti compensativi. Un funzionario del MEF, che ha preferito non essere citato per nome, ha spiegato che «i margini di manovra esistono, ma vanno trovati dentro un quadro di bilancio già molto stretto».

Renzi contro Meloni: la politica come memoria selettiva

Lo scontro tra Renzi e Meloni non è solo una questione di bollo auto. È la rappresentazione plastica di come la politica italiana funzioni spesso per rivendicazioni retroattive. Renzi ha ragione quando dice che l’idea di abolire il bollo auto circolava già ai tempi del governo Renzi, tra il 2014 e il 2016. Ma all’epoca la proposta non andò in porto, bloccata da vincoli di bilancio e da una maggioranza tutt’altro che compatta su quel punto specifico.

And Meloni ha ragione quando dice che tra l’annunciare e il fare c’è una differenza sostanziale. Il problema è che, al momento, anche il governo attuale si trova ancora nella fase degli annunci. La norma non è ancora legge. I dettagli tecnici non sono definitivi. E i 6 miliardi di copertura non si trovano per decreto.

Still, il duello dialettico ha avuto il suo effetto: ha riportato il tema in cima all’agenda mediatica, distraendo in parte dal merito della misura per concentrarsi sul match personale tra i due leader.

Cosa succederà adesso: tempi, coperture e rischio rinvio

Il calendario parlamentare è già intasato. La legge di bilancio assorbe ossigeno politico da tutti i ministeri e trovare 6 miliardi aggiuntivi in questa fase è oggettivamente complicato. Secondo alcune fonti parlamentari vicine alla maggioranza, l’abolizione del bollo auto potrebbe slittare almeno al 2026, con una prima tranche dedicata ai veicoli elettrici già dal gennaio dello stesso anno.

So la domanda vera non è chi ha avuto l’idea per primo. La domanda è se questa idea diventerà realtà oppure resterà, come molte prima di lei, un’ottima intenzione sepolta sotto i numeri di una manovra difficile. I prossimi mesi daranno la risposta. E probabilmente riaccenderanno lo stesso scontro, con gli stessi protagonisti, pronti a rivendicare o a scaricare responsabilità a seconda di come andrà a finire.

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