Fabio Mussi è morto: addio all’ex ministro del governo Prodi
Fabio Mussi è morto. La notizia ha fatto rapidamente il giro dei circoli della sinistra italiana nel corso della giornata, lasciando un vuoto profondo tra chi lo aveva conosciuto come politico, intellettuale e dirigente di partito. Aveva 73 anni.
Chi era Fabio Mussi
Nato a Firenze nel 1951, Mussi è stato una delle figure più riconoscibili della sinistra italiana degli ultimi decenni. Deputato per molte legislature, era entrato nella storia politica del paese come ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo Prodi, tra il 2006 e il 2008. Un ruolo che aveva ricoperto con un approccio riformista e una visione laica dell’istruzione pubblica che non aveva mai nascosto.
La sua carriera era cominciata nei Democratici di Sinistra, di cui era stato anche vicesegretario. Ma è nel momento della rottura con il Partito Democratico, nel 2007, che Mussi aveva dato forse il segnale politico più netto della sua vita. Contrario alla fusione tra Ds e Margherita, aveva scelto di fondare Sinistra Democratica, poi confluita in Sinistra Ecologia Libertà e infine nelle attuali strutture di Sinistra Italiana, parte dell’alleanza Avs.
Il lutto nel mondo della sinistra
La morte di Mussi ha scosso profondamente il mondo politico progressista. Sui social e nelle dichiarazioni ufficiali, si sono moltiplicate le testimonianze di chi lo aveva frequentato o aveva militato accanto a lui.
«Fabio era un uomo di cultura e di passione civile, uno di quelli che non smettono mai di ragionare», ha dichiarato un esponente di Sinistra Italiana. «La sua eredità politica e intellettuale resta un punto di riferimento per chi crede in una sinistra capace di stare nel presente senza rinunciare ai propri valori.»
E quella passione era evidente anche al di fuori dei palazzi della politica. Mussi era un lettore vorace, amava il cinema, e non disdegnava il dibattito pubblico anche quando diventava scomodo.
Un protagonista delle battaglie per l’università pubblica
Come ministro, Mussi si era battuto contro i tagli all’università e alla ricerca, anticipando in qualche modo le battaglie che sarebbero diventate centrali nel decennio successivo. Durante il suo mandato, aveva stanziato fondi per oltre 550 milioni di euro destinati agli atenei italiani e aveva avviato una riforma del dottorato di ricerca rimasta però incompiuta con la caduta del governo nel 2008.
Still, il suo impegno su quel fronte è ricordato da molti accademici come uno dei pochi momenti in cui la politica aveva davvero ascoltato il mondo dell’università.
Cosa resta della sua eredità
Con la morte di Fabio Mussi, la sinistra italiana perde uno dei suoi ultimi grandi testimoni di una stagione politica complessa e contraddittoria. Un uomo che aveva scelto la coerenza, anche quando quella coerenza aveva un costo.
Le forze di Avs e Sinistra Italiana dovranno ora decidere in che modo onorare la sua memoria, probabilmente attraverso iniziative culturali e politiche che tengano vivo il dibattito che lui non ha mai smesso di alimentare.
