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G7 finanze a Parigi: l’Italia di Giorgetti chiede deroghe sull’energia

Il G7 Finanze che si è svolto a Parigi nei giorni 18 e 19 maggio 2026 ha avuto come centro tematico lo shock energetico globale e le sue ramificazioni economiche e geopolitiche. Per il ministro dell’Economia italiano Giancarlo Giorgetti, l’appuntamento ha rappresentato l’occasione per fare passare la posizione italiana sulle deroghe al Patto di Stabilità per gli investimenti energetici, in coordinamento con la lettera che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inviato a Ursula von der Leyen alla vigilia del vertice.

L’agenda del vertice

I lavori si sono concentrati su tre dossier collegati. Il primo, l’incremento dei prezzi dell’energia a seguito delle disruzioni nello Stretto di Hormuz e della guerra in Iran, con effetti che si propagano dal greggio al gas naturale, agli intermedi chimici, fino all’intero ecosistema manifatturiero europeo. Il secondo, il regime sanzionatorio sul petrolio russo, con discussioni sull’efficacia del price cap, sull’allineamento dei tetti, e sulla circonvenzione attraverso terze giurisdizioni. Il terzo, gli strumenti di contenimento dell’impatto economico, con il G7 che funge da piattaforma di coordinamento fra le risposte fiscali nazionali.

L’atmosfera dei lavori è stata definita da fonti diplomatiche come tesa ma operativa. I ministri hanno riconosciuto la gravità della situazione senza trovare convergenza su soluzioni di breve periodo. Le sanzioni sul petrolio russo hanno trovato consenso sul principio ma divergenze sull’aggiornamento dei meccanismi tecnici.

La posizione italiana

Per Giorgetti, l’obiettivo era duplice: rafforzare la posizione negoziale italiana presso i partner G7, e portare il dossier delle deroghe energetiche nel quadro multilaterale, dove le posizioni di Berlino e Parigi pesano sulla traiettoria delle decisioni a Bruxelles.

Fonti del ministero dell’Economia, citate dai principali quotidiani, fanno filtrare che sulla richiesta avanzata dall’Italia per allargare la clausola di salvaguardia – già prevista per gli investimenti in difesa – anche all’energia, si continua a trattare. Il messaggio implicito è che la posizione italiana non viene respinta in via di principio, ma deve trovare una formulazione tecnica che superi le obiezioni della Direzione Generale Bilancio della Commissione Ue.

Il quadro macroeconomico italiano

Sulla scena europea, l’Italia presenta credenziali fiscali che rafforzano la sua argomentazione. È l’unico Paese del G7 ad aver registrato un avanzo primario nel 2024. Lo spread sui Bund tedeschi si è mantenuto sotto la soglia dei 100 punti base per gran parte del 2026, lontano dai picchi del decennio precedente. Il PNRR ha raggiunto il 76% di spesa certificata al 31 marzo, con 117 miliardi spesi su 153 miliardi incassati e la nona rata prossima al pagamento.

Il PIL italiano dovrebbe registrare nel 2026 una crescita stimata fra lo 0,4% e lo 0,6%, sotto la media dell’area euro ma in linea con le previsioni del Documento di Economia e Finanza. Il dossier su cui Giorgetti gioca al G7 è precisamente questo: la disciplina fiscale italiana giustifica una flessibilità su un’emergenza esogena, e i partner G7 sono i destinatari naturali di un argomento che a Bruxelles trova resistenze tecniche.

Il petrolio russo: il fronte caldo

Sul dossier sanzioni, il G7 di Parigi ha discusso un possibile aggiornamento del price cap sul petrolio russo. La proposta, ventilata da Washington e sostenuta da Londra, prevede un abbassamento del tetto attualmente in vigore, sull’assunto che il regime di Mosca sia più vulnerabile alle pressioni sul greggio di quanto lo fosse all’avvio dell’invasione dell’Ucraina nel 2022.

L’Italia, su questo dossier, mantiene una posizione allineata con i partner ma attenta alle conseguenze per i mercati globali del greggio. Il timore è che un inasprimento mal calibrato delle sanzioni produca pressioni al rialzo sui prezzi mondiali del petrolio in un momento in cui le disruzioni di Hormuz già pesano sui costi energetici europei. Una linea di equilibrio che, nelle prossime settimane, si rifletterà nelle discussioni dei Comitati Politici dell’Unione europea.

Il seguito istituzionale

Il G7 Finanze di Parigi non produce decisioni vincolanti immediate. Produce indirizzi politici che i singoli sistemi nazionali ed europei devono poi tradurre in misure. Le conclusioni del vertice saranno rielaborate dai sherpa nelle prossime due settimane e troveranno una prima verifica al Consiglio Affari Esteri della UE di lunedì prossimo, in formato Commercio, dove i ministri europei discuteranno l’impatto del conflitto mediorientale sui flussi commerciali.

Per l’Italia, il prossimo capitolo è il Consiglio europeo dell’estate, dove la posizione del governo sulle deroghe energetiche sarà presentata formalmente. La sequenza diplomatica – lettera a von der Leyen, G7 Finanze, Consiglio europeo – costituisce un percorso costruito con metodo, indipendentemente dall’esito finale. Per Giorgetti, il G7 di Parigi è stata una tappa, non un punto di arrivo.

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