La diplomazia telefonica Trump-Putin rilancia le speculazioni su un possibile incontro mentre i colloqui sull’Ucraina si arenano
Un nuovo round di diplomazia telefonica tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin ha rilanciato lunedì 18 maggio 2026 le speculazioni su un possibile incontro bilaterale entro la fine di giugno, mentre i negoziati per il cessate il fuoco in Ucraina restano formalmente bloccati dopo il vertice dell’Alaska dell’agosto 2025 e la cancellazione, nell’ottobre 2025, del previsto seguito a Budapest. Il monitoraggio di Polymarket nel pomeriggio di lunedì ha registrato un modesto movimento nella probabilità del cosiddetto «Russia outcome» in seguito alla telefonata, senza tuttavia produrre piani concreti.
L’ultima sequenza
Sulla scia della firma, la settimana scorsa, del cosiddetto quadro «Board of Peace» — l’architettura concepita per incanalare gli impegni multilaterali sulla ricostruzione dell’Ucraina e le garanzie di sicurezza — Trump e Putin si sono parlati per telefono, stando a quanto riferito da fonti dell’amministrazione citate dai media statunitensi ed europei lunedì. La conversazione non ha prodotto alcuna data o sede annunciata per un incontro faccia a faccia, ma è stata sufficiente a muovere i mercati delle previsioni e ad avviare il consueto ciclo di speculazioni diplomatiche nelle cancellerie europee.
Il copione è noto. Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025, la diplomazia telefonica Trump-Putin si è articolata in impulsi periodici — producendo talvolta accordi tattici concreti (come la breve pausa di una settimana nei bombardamenti russi su Kiev annunciata da Trump all’inizio di quest’anno), ma mancando sistematicamente di tradursi nel bilaterale sostanziale che entrambe le parti sembrano, a tratti, desiderare.
Il nodo irrisolto
Il principale ostacolo resta invariato: Mosca pretende la cessione dell’intera provincia di Donetsk, compresi i territori ancora sotto controllo delle forze ucraine e che l’esercito russo non è riuscito a conquistare in quattro anni di conflitto su larga scala. Kiev rifiuta per ragioni costituzionali (l’emendamento costituzionale del 2022 vieta al Presidente di procedere a cessioni territoriali formali) e politiche (il consenso pubblico rimane nettamente ostile a qualsiasi accordo che legittimi i guadagni territoriali russi). Il canale di mediazione Witkoff-Kushner, promosso dagli Stati Uniti e che ha fatto la spola con Mosca più volte dal gennaio 2025, prosegue senza sbocchi.
La controproposta ucraina
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che è in programma per diventare Membro Distinto del nuovo Ordine europeo al Merito durante la cerimonia della plenaria di Strasburgo di martedì, ha ribadito la sua proposta di un cessate il fuoco a lungo termine come precondizione a qualsiasi discussione territoriale sostanziale. L’offerta, avanzata inizialmente alla fine di aprile dopo che Putin aveva proposto una breve tregua per il Giorno della Vittoria attorno alle commemorazioni del 9 maggio, non ha ricevuto risposta formale da Mosca.
Il fattore Pechino
La geometria diplomatica si è modificata nelle ultime settimane. Trump ha effettuato una visita di Stato in Cina all’inizio dell’anno; Putin è ora atteso per un’imminente visita di Stato a Pechino. La Cina, che ha esercitato una mediazione discreta ma decisiva sul cessate il fuoco con l’Iran in aprile, si è posizionata come sede alternativa per il dialogo tra le grandi potenze — neutralizzando di fatto la possibilità che Pechino ospiti il prossimo incontro Trump-Putin (la sede è già occupata dal bilaterale Trump-Xi). Le opzioni ancora in campo sono la Russia stessa, un Paese del Golfo (Arabia Saudita o Emirati Arabi Uniti), oppure un incontro rinviato al G20 di dicembre 2026 a Miami.
I beni congelati e la posta in gioco europea
Per le istituzioni europee, il calendario è rilevante in ragione della questione dei beni russi congelati. I 190 miliardi di euro detenuti presso Euroclear a Bruxelles (su una stima di oltre 200 miliardi di euro nell’intera UE) gravitano attorno a ogni iterazione del processo diplomatico. Un accordo di pace che incorpori un meccanismo riparatorio permetterebbe in linea di principio di utilizzare tali beni; il loro blocco prolungato impone un’esposizione legale crescente e un rischio politico sempre più gravoso sia al Belgio sia alla Commissione europea. L’adesione dell’UE al Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina, formalmente inaugurato il 15 maggio, non sblocca di per sé i beni, ma rafforza l’architettura giuridica per la loro eventuale mobilitazione.
Cosa osservare
La scadenza di giugno su Polymarket coincide con il vertice del G7 e con il prossimo Consiglio direttivo della Banca centrale europea. Se un incontro Trump-Putin dovesse concretizzarsi entro il 30 giugno, la sede sarà probabilmente la Russia o un Paese del Golfo, e i contenuti saranno quasi certamente parziali — un accordo settoriale sull’energia, o un quadro più concreto sulla smilitarizzazione territoriale — piuttosto che un accordo globale. In assenza di un incontro, il blocco strutturale permane e le cancellerie europee si muoveranno silenziosamente verso iniziative più autonome. La plenaria di Strasburgo, aperta nel pomeriggio di lunedì, discuterà del dossier Ucraina mercoledì; quanto verrà detto in quella sede potrebbe risultare determinante per la fase successiva, indipendentemente dal fatto che i leader di Stati Uniti e Russia si incontrino.
