Anglo American abbandona il carbone da coke: l’accordo Dhilmar da 3,88 miliardi spiana la strada alla fusione con Teck

Il colosso minerario quotato al FTSE Anglo American (AAL) ha annunciato alle 09:00 BST di lunedì 18 maggio 2026 la vendita del proprio portafoglio australiano di carbone siderurgico alla società di diritto britannico Dhilmar Limited per un corrispettivo in contanti fino a 3,875 miliardi di dollari. L’operazione completa il disimpegno totale del gruppo dal carbone da coke, accelera il programma pluriennale di semplificazione avviato nel maggio 2024 e supera uno degli ultimi ostacoli regolatori prima della prevista fusione con la canadese Teck Resources. Il titolo Anglo American ha ceduto il 2,6% nelle prime contrattazioni di lunedì a Londra.

La struttura dell’operazione

L’operazione si articola in due componenti. La prima è un pagamento iniziale in contanti di 2,3 miliardi di dollari, dovuto da Dhilmar al momento del perfezionamento. La seconda è un meccanismo di earn-out legato ai prezzi, fino a un massimo di 1,575 miliardi di dollari, subordinato ai prezzi correnti del carbone siderurgico in un periodo definito successivo al closing e pari a circa il 41% del corrispettivo massimo. Anglo American utilizzerà i proventi per ridurre il debito netto; il perfezionamento è atteso nel primo trimestre del 2027, subordinato alle consuete autorizzazioni antitrust e agli accordi di prelazione.

Le parole di Wanblad

L’amministratore delegato Duncan Wanblad ha inquadrato la cessione come la conclusione di un capitolo strategico. «Il nostro accordo per la cessione a Dhilmar dell’attività di carbone siderurgico in Australia testimonia l’elevata qualità di questi asset e delle nostre persone», ha dichiarato nell’annuncio. «Il management di Dhilmar vanta una considerevole esperienza nella gestione di grandi asset minerari, anche nel settore del carbone siderurgico, nel Sud-Est asiatico e in Canada. Collaboreremo con il team di Dhilmar e con la nostra forza lavoro, le comunità locali, i governi, i clienti e i partner per garantire una transizione di successo.»

Wanblad ha anche inserito l’accordo nel suo contesto strategico: «Questo accordo rappresenta un ulteriore passo decisivo nella semplificazione del nostro portafoglio in vista del completamento della fusione con Teck. Attraverso questa operazione, porteremo a termine la nostra uscita dal carbone siderurgico, realizzando proventi complessivi in contanti fino a 4,9 miliardi di dollari, tenuto conto del precedente perfezionamento della vendita della nostra quota nella miniera di Jellinbah per circa 1 miliardo di dollari.»

Gli asset

Il portafoglio è concentrato nel Bowen Basin del Queensland, la più importante provincia mondiale di carbone da coke duro. Le miniere principali incluse sono Moranbah North (l’operazione sotterranea al centro della contestata vendita a Peabody Energy nel 2024), Grosvenor (un asset longwall a vita lunga il cui avvio operativo inciderà in misura significativa sull’earn-out), Capcoal, Roper Creek e le joint venture legate a Dawson. La combinazione di operazioni sotterranee longwall e a cielo aperto offre all’acquirente Dhilmar un portafoglio con un’ampia diversificazione dei metodi produttivi all’interno di un’unica provincia carbonifera di alta qualità.

Chi è Dhilmar

Dhilmar è una società mineraria privata di diritto britannico. Il suo management è guidato da Alexander Ramlie, un dirigente minerario indonesiano che siede anche nel consiglio di commissari di AMMAN Mineral, gestore della miniera di rame e oro di Batu Hijau nel Sumbawa occidentale, in Indonesia. Il principale asset esistente di Dhilmar è la miniera d’oro di Éléonore, in Quebec, acquisita da Newmont Corporation nel 2025 per 795 milioni di dollari. La struttura di capitale privato consente una visione di lungo periodo sul ciclo del carbone che i competitor quotati in borsa non possono credibilmente mantenere, data la pressione dei mandati ESG.

La trasformazione di Anglo American

L’accordo con Dhilmar rappresenta il culmine di una ristrutturazione complessiva del portafoglio annunciata nel maggio 2024, quando Anglo American rispose a un’offerta ostile di BHP Group con un piano difensivo per uscire dai diamanti (De Beers), dai metalli del gruppo del platino, dal nichel e dal carbone da coke, riorientandosi su rame, minerale di ferro premium e fertilizzanti. La fusione con Teck Resources, concordata nel settembre 2025 come fusione tra pari, darà vita a una società focalizzata su rame e minerali critici con una capitalizzazione di mercato superiore a 53 miliardi di dollari. L’arbitrato con Peabody, in corso dopo il ritiro di Peabody nel 2024 da un precedente accordo sugli stessi asset, prosegue in parallelo.

La lettura europea

Per gli investitori istituzionali europei, l’operazione trasmette due segnali significativi. Il primo: i grandi gruppi minerari quotati stanno perseguendo un’uscita irreversibile dal carbone termico e metallurgico, con i capitali che ruotano verso i minerali critici essenziali alla transizione energetica — il rame in particolare, dove l’offerta globale rimane strutturalmente deficitaria. Il secondo riguarda il versante degli acquirenti: il capitale privato sta consolidando gli asset carboniferi che non rientrano più nei mandati dei mercati pubblici. Il passaggio strutturale dalla proprietà pubblica a quella privata del carbone accelererà, con conseguenze sulla trasparenza, la rendicontazione climatica e, in ultima analisi, sulla velocità con cui questi asset saranno progressivamente smantellati. Il prossimo capitolo del settore minerario si scrive nelle sale riunioni del rame, ma il capitolo precedente si chiude in veicoli privati come Dhilmar.

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