Poliziotti feriti a Bologna: “Guerriglia urbana, Lepore non ci ha chiamato”
La testimonianza di Fakir: “Non è stata una manifestazione, è stata guerra”
Bologna, 18 maggio. Yassine Fakir ha ancora il braccio fasciato quando parla. Uno dei quattro agenti rimasti feriti durante gli scontri del 17 maggio in città, quando un corteo studentesco pro-Palestina è degenerato in quello che lui stesso definisce, senza mezzi termini, guerriglia urbana. «Ci hanno lanciato di tutto», racconta, la voce ferma ma gli occhi ancora segnati da quelle ore. «Bottiglie, sassi, aste metalliche. Non era una protesta. Era un agguato organizzato».
Gli scontri hanno coinvolto centinaia di manifestanti e una cinquantina di agenti delle forze dell’ordine. Quattro poliziotti sono finiti al pronto soccorso. Fakir è uno di loro.
L’accusa al sindaco Lepore: “Nessuna telefonata, nessun messaggio”
Ma oltre al dolore fisico, c’è qualcosa che brucia di più. E che Fakir non riesce a tacere. Dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore, non è arrivata alcuna parola di solidarietà. Nessuna telefonata. Nessun messaggio. Niente.
«Siamo dipendenti dello Stato, certo. Ma siamo anche cittadini di questa città», dice Fakir. «Dopo quello che è successo, un segnale da parte delle istituzioni locali ci saremmo aspettati di riceverlo. Invece silenzio».
La questione politica è esplosa nelle ore successive. Il Sindacato di Polizia ha presentato un esposto formale e chiesto chiarimenti alla prefettura. Dal centrodestra è arrivata una pioggia di critiche all’amministrazione comunale, accusata di ambiguità nei confronti dei manifestanti. Lepore, da parte sua, non ha rilasciato dichiarazioni specifiche sul mancato contatto con gli agenti feriti.
La dinamica degli scontri: cosa è successo davvero
Il corteo era partito nel primo pomeriggio dal centro storico. All’inizio tutto regolare, qualche centinaio di studenti, striscioni, slogan. Poi, intorno alle 16:30, la situazione è precipitata vicino alla sede della Regione. Un gruppo di manifestanti, con il volto coperto, ha iniziato a spingere contro il cordone di polizia. In pochi minuti erano volati lacrimogeni da una parte, e dall’altra oggetti contundenti.
Tre agenti sono stati colpiti alla testa. Fakir ha riportato una contusione al braccio destro e un taglio alla mano.
«Eravamo preparati a gestire una manifestazione», spiega una fonte interna alle forze dell’ordine che ha chiesto di restare anonima. «Non eravamo preparati a quello. C’era una componente che voleva lo scontro fisico. Era evidente».
Cosa succederà adesso
La procura di Bologna ha aperto un fascicolo. Si ipotizzano i reati di resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale. Le forze dell’ordine stanno analizzando i video delle telecamere di sorveglianza e dei telefonini sequestrati. Potrebbero esserci fermi nelle prossime ore.
Fakir tornerà in servizio la settimana prossima. Ma dice che quella giornata non la dimenticherà facilmente. «Ho scelto questo lavoro per proteggere le persone. Anche quelle che manifestano. Ma qualcuno deve spiegare dove finisce il diritto di protestare e dove inizia la violenza».
