Doping Francia 1998: l’ex ministra ammette la sospensione dei controlli

I controlli antidoping al Mondiale di calcio del 1998 in Francia furono sospesi. Non è un’indiscrezione, non è un’ipotesi. È una confessione. Marie-George Buffet, ex ministra dello Sport durante il torneo disputato in terra francese quell’estate, ha ammesso pubblicamente che i test furono interrotti durante la competizione, aprendo una ferita che il calcio mondiale pensava ormai cicatrizzata.

Cosa ha detto l’ex ministra

Buffet ha rilasciato dichiarazioni che stanno facendo il giro d’Europa. Secondo quanto riferito, i controlli antidoping previsti dal protocollo internazionale vennero sospesi per un periodo durante il torneo, senza che l’opinione pubblica ne fosse informata. La ministra non ha fornito dettagli precisi su quante partite siano state coinvolte né su quali squadre, ma la sua ammissione è già sufficiente a riaprire il dibattito su uno dei Mondiali più controversi della storia recente.

Quel torneo lo vinse la Francia, davanti al proprio pubblico, battendo il Brasile 3-0 in finale al Parco dei Principi il 12 luglio 1998. Zidane segnò due gol di testa. Fu un trionfo nazionale. Ma adesso quella vittoria rischia di essere ricordata anche per altro.

Un sistema che si proteggeva da solo

Il sospetto che attorno ai grandi eventi sportivi esistesse una sorta di omertà istituzionale non è nuovo. Yet questa è la prima volta che una figura politica di quel calibro ammette apertamente che qualcosa non ha funzionato. E che forse non doveva funzionare.

Un ex dirigente sportivo interpellato sulla vicenda ha dichiarato: «Quello che emerge oggi conferma quello che molti sapevano ma nessuno voleva dire. Il sistema proteggeva se stesso, non gli atleti puliti».

And non si tratta di una storia lontana nel tempo solo in senso cronologico. Le implicazioni etiche e sportive di quanto accaduto nel 1998 riguardano direttamente la credibilità delle istituzioni che ancora oggi governano il calcio mondiale.

Le reazioni e il silenzio della FIFA

La FIFA, contattata da diversi media europei, non ha ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale. Silenzio anche dall’Agenzia mondiale antidoping (WADA), fondata proprio nel 1999, un anno dopo quel Mondiale. Coincidenza? Difficile dirlo con certezza.

In Francia la notizia ha avuto un impatto immediato. I principali quotidiani nazionali, da Le Monde a L’Équipe, hanno aperto le proprie edizioni online con la storia di Buffet. Il dibattito sui social è esploso in poche ore.

Still, nessuno sembra voler chiedere formalmente una revisione dei risultati di quel torneo. Almeno per ora.

Cosa succede adesso

La domanda che in molti si pongono è se questa confessione avrà conseguenze concrete o resterà un episodio destinato ad alimentare il dibattito senza produrre giustizia. Le istituzioni sportive internazionali dovranno rispondere. Ma i tempi, si sa, nel mondo del calcio sono sempre molto lunghi.

E intanto la storia del Mondiale 1998 si fa improvvisamente molto più complicata.

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