Intesa-MPS, Giorgetti: “Il Tesoro è neutrale ma prescrizioni sono possibili”

La partita tra Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi di Siena entra in una fase decisiva. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha rotto il silenzio sulla possibile operazione di consolidamento bancario, affermando che il Tesoro mantiene una posizione di neutralità, ma aprendo alla possibilità di imporre condizioni precise qualora l’operazione dovesse concretizzarsi.

La posizione del Tesoro: neutralità con riserva

«Il Ministero è neutrale rispetto alle dinamiche di mercato», ha dichiarato Giorgetti in una nota ufficiale diffusa nelle ultime ore. Ma quella neutralità, ha precisato, non significa assenza totale di intervento. Il Tesoro detiene ancora una quota significativa in MPS — circa il 11,7% dopo le ultime cessioni — e dunque non può permettersi di restare completamente a margine. Prescrizioni, ha detto Giorgetti, «sono possibili e compatibili con il quadro normativo europeo».

Una frase breve, ma dal peso specifico enorme nel contesto della finanza italiana.

Cosa sono le prescrizioni e perché contano

Le prescrizioni a cui fa riferimento il ministro sono condizioni che le autorità pubbliche possono imporre a tutela della concorrenza, della stabilità del sistema creditizio e degli interessi dei correntisti. In operazioni di questa portata — si parla di due istituti con asset combinati superiori ai 1.000 miliardi di euro — i regolatori possono chiedere cessioni di sportelli, limitazioni geografiche o garanzie occupazionali per i lavoratori coinvolti.

E qui sta il nodo. Intesa Sanpaolo, guidata dall’amministratore delegato Carlo Messina, ha sempre sostenuto di non essere interessata ad acquisizioni ostili. Yet la pressione del mercato e la necessità di rafforzare la posizione competitiva italiana in Europa rendono questo scenario sempre meno improbabile. I sindacati del settore bancario osservano con attenzione, consapevoli che una fusione di tale portata potrebbe mettere a rischio migliaia di posti di lavoro nelle filiali sovrapposte.

Il dossier MPS: un percorso lungo e accidentato

Monte dei Paschi di Siena ha attraversato anni di ristrutturazione profonda. Dal maxi-salvataggio statale del 2017, costato oltre 5,4 miliardi di euro ai contribuenti, la banca senese ha lentamente ritrovato una certa stabilità. I conti del 2023 hanno mostrato un utile netto di circa 2,1 miliardi, il risultato migliore in quasi un decennio. So adesso la domanda che tutti si pongono è: MPS vale abbastanza da stare in piedi da sola, o ha bisogno di un ombrello più grande?

Still il governo deve fare i conti con l’opinione pubblica toscana e con le istituzioni locali che vedono in MPS un simbolo identitario difficile da cedere senza polemiche.

Cosa succede adesso

Nei prossimi mesi il dossier tornerà sul tavolo della Banca Centrale Europea, che dovrà esprimere il proprio parere su eventuali operazioni straordinarie. Giorgetti ha fatto capire che Roma vuole restare in cabina di regia, anche solo per garantire che nessuna decisione venga calata dall’alto senza un confronto con le autorità nazionali. Il rischio è che l’attesa si prolunghi, lasciando MPS in uno stato di incertezza che non giova né ai mercati né ai dipendenti.

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