Cristiano Minellono, il paroliere che ha battuto Mogol: «L’italiano in cinque minuti»
Cristiano Minellono è uno di quegli uomini che la musica italiana la conosce dall’interno, dalle viscere. Paroliere, autore, protagonista silenzioso di decenni di successi popolari, oggi rompe il silenzio e racconta tutto: i retroscena, le rivalità, i colpi di genio nati quasi per caso. E qualche numero sorprendente.
Il soprannome dato da Gino Paoli
Fu Gino Paoli, uno dei padri della canzone d’autore italiana, a chiamarlo «Re Mida». Non era un complimento buttato lì per cortesia. Era un riconoscimento concreto, basato sui dati. «Ho venduto molto più di Mogol», dice Minellono senza falsa modestia, citando il nome che per decenni è stato sinonimo assoluto di parole da canzone in Italia. Mogol, l’uomo di De Gregori, di Battisti, di una generazione intera. Eppure i numeri, secondo Minellono, parlano chiaro. And lui, il meno celebrato dei due, avrebbe fatto meglio.
Non è una provocazione fine a se stessa. È la fotografia di un sistema, quello della musica leggera italiana, in cui il merito commerciale spesso non coincide con la fama critica.
Romina Power e il no a Felicità
C’è un aneddoto che vale da solo un’intervista intera. Quando Minellono portò il testo di Felicità ad Al Bano e Romina Power, lei non voleva cantarla. La canzone che nel 1982 avrebbe conquistato l’Europa, che ancora oggi è riconoscibile ovunque dal primo accordo, inizialmente non convinceva la Power. «Romina non voleva cantarla», racconta il paroliere. Still, alla fine cedette. E il resto è storia: il brano vendette milioni di copie in tutto il continente e consacrò definitivamente la coppia come icona della musica italiana nel mondo.
Quante canzoni epocali hanno rischiato di non esistere per un capriccio, un’intuizione sbagliata, un giorno storto?
L’italiano, scritto in cinque minuti
Ma il momento più clamoroso dell’intervista è quello su L’italiano, il brano portato al successo da Toto Cutugno nel 1983 e diventato negli anni una delle canzoni più riconoscibili della cultura pop italiana nel mondo. Minellono dice di averlo scritto in cinque minuti. Cinque. Non cinque giorni, non cinque settimane. Cinque minuti.
«A volte le cose migliori vengono così», ha spiegato, lasciando intendere che il talento non è fatto di sudore ma di lampi. L’ispirazione, quando arriva, non avvisa.
Un patrimonio ancora sottovalutato
Gli esperti del settore musicale concordano sul fatto che figure come Minellono abbiano contribuito in modo determinante alla costruzione dell’identità sonora italiana nel Novecento. «Gli autori di testi sono spesso i grandi dimenticati della storia della musica», dice un dirigente discografico romano che preferisce restare anonimo. «Eppure senza di loro non esisterebbe nulla di quello che ricordiamo».
Minellono, a ottant’anni suonati, sembra non avere fretta di essere rivalutato. But forse è arrivato il momento. La sua storia merita di essere raccontata per intero, e questa intervista al Corriere della Sera è solo un inizio.
