Colloqui Usa-Iran rinviati a tempo indeterminato: la Svizzera resta disponibile
I colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran, che avrebbero dovuto tenersi in Svizzera nelle prossime ore, sono stati rinviati a data da destinarsi. Lo ha comunicato il governo di Berna nella giornata di sabato, dopo che la delegazione americana ha dato forfait all’ultimo momento. A pesare sull’annullamento è stata la decisione del vicepresidente JD Vance di non partecipare all’incontro, una mossa che ha di fatto bloccato tutto il processo diplomatico.
Il forfait di Vance e la doccia fredda di Berna
La notizia ha colto di sorpresa buona parte degli osservatori internazionali. I colloqui erano considerati un passo potenzialmente cruciale per allentare le tensioni tra Washington e Teheran, soprattutto alla luce delle crescenti preoccupazioni sul programma nucleare iraniano. E invece, a poche ore dall’inizio previsto dei lavori, è arrivata la comunicazione ufficiale della rinuncia americana.
Il Dipartimento federale degli affari esteri svizzero ha confermato l’annullamento con una nota sobria ma chiara: «La Svizzera prende atto della situazione e resta disponibile a ospitare futuri incontri qualora le parti lo ritengano opportuno». Un segnale di apertura, ma anche di evidente imbarazzo diplomatico per Berna, che aveva messo a disposizione la sua tradizionale neutralità per facilitare un dialogo tutt’altro che semplice.
Un canale che resiste, ma a fatica
La Svizzera rappresenta da decenni il canale privilegiato tra Stati Uniti e Iran, due paesi che non hanno relazioni diplomatiche dirette dal 1980. È attraverso l’ambasciata svizzera a Teheran che passano le comunicazioni ufficiali tra i due governi, un ruolo delicato che Berna ha sempre svolto con discrezione. Stavolta, però, la discrezione non è bastata a salvare un appuntamento già fragile di suo.
Secondo fonti vicine ai negoziati, la rinuncia di Vance non sarebbe solo logistica. Dietro ci sarebbero divergenze interne all’amministrazione americana su quanto margine lasciare alla diplomazia in questa fase.
Teheran: «Pronti a continuare, ma servono garanzie»
Dal lato iraniano, la risposta è stata misurata. Un funzionario del ministero degli Esteri di Teheran ha fatto sapere che «l’Iran non si sottrae al dialogo, a condizione che ci sia rispetto reciproco e nessuna precondizione». Una formulazione che sa di porta aperta, ma anche di diffidenza accumulata negli anni. L’Iran ha partecipato a tre round di colloqui esplorativi negli ultimi cinque mesi, tutti in sedi neutrali europee.
Il dossier nucleare resta il nodo centrale. Teheran ha arricchito uranio fino al 60%, una soglia che preoccupa Tel Aviv quanto Washington. E il tempo, secondo gli analisti dell’AIEA, non è dalla parte della diplomazia.
Cosa succede adesso
Nessuna data è stata fissata per un nuovo round di colloqui. Le parti si sono limitate a dire che i canali restano aperti. Ma “aperti” non significa “attivi”, e la differenza, in diplomazia, conta eccome. Berna ha già dichiarato di essere pronta ad accogliere un nuovo tentativo, mettendo a disposizione strutture e personale nelle sedi di Ginevra e Losanna. Tocca ora alle due capitali decidere se vale ancora la pena provarci.
