G7, l’Europa scende in campo sullo Stretto di Hormuz

Il vertice del G7 si trasforma in un campo di battaglia diplomatico sullo Stretto di Hormuz. Emmanuel Macron lancia l’idea di una missione europea di protezione navale nelle acque del Golfo Persico, mentre Donald Trump risponde con la sua consueta disinvoltura: «Non abbiamo bisogno di molto aiuto». Due visioni del mondo, una tensione che non accenna a placarsi.

La proposta di Macron e la risposta di Trump

Il presidente francese ha presentato ai partner del G7 un piano concreto per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi marittimi più strategici del pianeta — ogni giorno vi transita circa il 20% del petrolio mondiale. L’iniziativa punta a costruire una coalizione europea autonoma, senza dipendere interamente dall’ombrello militare americano. Un messaggio chiaro a Washington. Ma Trump non ha esitato a ridimensionare la portata della proposta, liquidando la questione in pochi secondi davanti ai giornalisti.

«Gli Stati Uniti sono già presenti nella regione con una forza considerevole», ha dichiarato una fonte diplomatica americana a margine del vertice. «Non è una questione di buona volontà, è una questione di capacità reale.»

L’Europa cerca una voce autonoma

La mossa di Macron non è improvvisata. Da mesi Parigi lavora a un’architettura di sicurezza europea più indipendente, e Hormuz rappresenta il banco di prova ideale. And the timing matters: con le tensioni tra Iran e Occidente ancora altissime dopo mesi di incidenti e sequestri di navi, la finestra diplomatica è stretta.

La Germania ha mostrato un cauto interesse, mentre il Regno Unito — ancora in cerca di un ruolo post-Brexit — ha inviato segnali ambigui. L’Italia ha preferito non esporsi troppo, almeno in questa prima fase.

Cosa succede nel Golfo Persico

Lo Stretto di Hormuz è largo appena 33 chilometri nel punto più stretto. Da maggio, almeno sei navi commerciali hanno subito avarie sospette o sono state fermate da guardie costiere iraniane. Il costo assicurativo per le petroliere che transitano nell’area è aumentato del 300% negli ultimi tre mesi. Non sono numeri astratti: si tratta di forniture energetiche che riguardano direttamente l’Europa.

Yet Trump sembra convinto che il problema sia gestibile con le risorse americane già in campo. Circa 5.000 militari Usa sono dislocati nella regione, con tre cacciatorpediniere in rotazione continua.

Cosa succede adesso

Il G7 si chiude senza un comunicato congiunto esplicito sulla questione Hormuz — ennesimo segnale di una frattura che nessuno vuole nominare ufficialmente. Macron porterà la proposta alle prossime riunioni dei ministri della Difesa europei, previste per settembre. Still, il nodo politico resta irrisolto: un’operazione navale europea senza gli Stati Uniti sarebbe un messaggio potentissimo, ma richiede un’unità che oggi, in Europa, non è affatto scontata.

I prossimi 60 giorni diranno se questa è una vera svolta o solo un’altra dichiarazione di intenti.

Articoli simili