Pensione non basta: a 80 anni costretti a tornare al lavoro
Settantotto anni, trent’anni di contributi versati, e un assegno pensionistico di 640 euro al mese. Giovanni Ferretti, ex operaio tessile di Prato, da tre mesi cerca lavoro. Fa i colloqui online, stampa i curriculum, chiede in giro. «Non è una scelta», dice. «È l’unica strada che mi è rimasta».
La sua storia non è un caso isolato. In Italia, secondo i dati dell’INPS aggiornati al 2024, oltre 3,2 milioni di pensionati percepiscono un assegno inferiore a 750 euro mensili. Tra questi, quasi 800mila hanno più di 75 anni. Con l’inflazione che negli ultimi due anni ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie, quella cifra non copre più nemmeno le spese essenziali.
Il conto che non torna
Affitto, bollette, farmaci. Bastano queste tre voci per mandare in rosso il bilancio di chi vive con meno di mille euro al mese. A Roma, l’affitto medio per un monolocale supera ormai i 700 euro. A Milano si arriva facilmente a 900. E anche nelle città di provincia la situazione è peggiorata sensibilmente.
Ancora più dura è la condizione di chi non ha una casa di proprietà. Sono circa il 22% dei pensionati con redditi minimi, secondo uno studio della Fondazione Openpolis. Per loro, la pensione copre a malapena l’affitto. Il resto — cibo, medicine, trasporti — deve venire da qualche altra parte. E quella «qualche altra parte» spesso significa lavorare ancora.
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C’è chi fa il babysitter per i nipoti dei vicini. Chi torna a fare il commesso part-time in qualche negozio disposto ad assumerlo. Chi offre lezioni private di lingue o di musica. Le forme sono tante, spesso in nero, spesso sottopagato. Ma la sostanza è una sola: la pensione non basta.
«Stiamo vedendo un fenomeno nuovo e preoccupante», ha dichiarato un funzionario del Ministero del Lavoro interpellato sulla questione. «Persone che hanno già dato tutto al sistema produttivo si trovano a dover ricominciare, in età avanzata, senza tutele adeguate».
E questa è la parte che fa più paura. Nessuna protezione, nessun contratto, nessuna rete di sicurezza.
Cosa chiede chi non ce la fa
Le associazioni dei pensionati da mesi chiedono un intervento strutturale. SPI-CGIL e Federpensionati hanno presentato una proposta unitaria per l’adeguamento automatico degli assegni minimi all’indice reale del costo della vita, non più solo all’inflazione ufficiale ISTAT. La differenza, sostengono, può valere anche 80-90 euro al mese.
Il governo ha annunciato un tavolo di confronto per l’autunno. I tempi, però, preoccupano. Giovanni Ferretti non può aspettare l’autunno. Domani mattina ha un colloquio per fare il guardiano notturno in un capannone industriale alla periferia di Prato. Paga: 8 euro l’ora. «Lo prendo», dice. «Cos’altro posso fare?».
