Pride di Milano 2025: Schlein in piazza, “l’omotransfobia ha ucciso Mirko”
Il corteo del Pride di Milano ha attraversato sabato il cuore della città con oltre centomila persone, tra bandiere arcobaleno, musica e slogan. Ma quest’anno c’era qualcosa di diverso nell’aria. Un nome, Mirko, risuonava tra la folla come un monito doloroso e urgente.
Schlein in prima fila al corteo
Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha sfilato tra i manifestanti per tutta la durata del corteo, fermandosi più volte a parlare con attivisti e cittadini. Non era lì per una comparsata. Ha preso il microfono e ha detto quello che molti pensavano ma temevano di dire ad alta voce: «L’omotransfobia ha ucciso Mirko. Non possiamo voltarci dall’altra parte».
Mirko Antonucci, 26 anni, era morto settimane fa in circostanze che le associazioni LGBTQ+ attribuiscono a un clima di odio crescente verso le persone queer. La sua storia aveva scosso profondamente la comunità, alimentando un dibattito che il governo di centrodestra ha finora ignorato o minimizzato.
Una piazza che chiede una legge
Il tema centrale del Pride 2025 è stato proprio la mancanza di una legge contro l’omotransfobia in Italia. Dal 2021, quando il ddl Zan venne affossato in Senato, nessun governo ha ripreso seriamente il dossier. E intanto i casi di violenza documentati dalle associazioni continuano ad aumentare: secondo i dati di Arcigay, nel 2024 sono stati registrati oltre 340 episodi di aggressione fisica o verbale motivata dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere, il 18% in più rispetto all’anno precedente.
«Ogni anno torniamo qui a chiedere le stesse cose», ha dichiarato un portavoce di Arcigay Milano. «Protezione legale, riconoscimento delle famiglie arcobaleno, tutele concrete. Non chiediamo privilegi, chiediamo di esistere in sicurezza».
La risposta della politica
Oltre a Schlein, al corteo erano presenti esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra, del Movimento 5 Stelle e di alcune liste civiche locali. Assenti, come prevedibile, i rappresentanti della maggioranza di governo. Dal palco qualcuno ha ironizzato: «Meloni ha detto che difende la famiglia tradizionale. Noi siamo qui per difendere le famiglie reali».
La piazza ha risposto con un boato.
Cosa succede adesso
Le associazioni organizzatrici hanno annunciato che nelle prossime settimane presenteranno una proposta di legge popolare per reintrodurre in Parlamento una norma contro l’omotransfobia. Raccoglieranno firme nelle principali città italiane a partire da luglio. Il percorso sarà lungo. Ma dopo una giornata come quella di sabato, difficile credere che il movimento tornerà a essere silenzioso.
Milano ha parlato. Adesso tocca a Roma ascoltare.
