Valentina Pelliccia e Ranucci: la lettera che scuote il giornalismo Rai

La lettera pubblica che ha sorpreso tutti

È bastata una lettera aperta per rimettere al centro del dibattito mediatico uno dei nomi più discussi della televisione pubblica italiana. Valentina Pelliccia, ex collaboratrice di Report, ha deciso di rompere il silenzio e scrivere pubblicamente di Sigfrido Ranucci, conduttore e autore del programma di inchieste di Rai 3, tirando in ballo non solo dinamiche lavorative ma anche presunti legami con la politica. Una mossa che ha fatto rumore. E che non poteva passare inosservata.

La lettera, pubblicata sul Corriere Roma, descrive un ambiente professionale in cui le pressioni esterne — politiche, in particolare — avrebbero influenzato le scelte editoriali del programma. Pelliccia parla di episodi concreti, di conversazioni avvenute negli ultimi tre anni, e di una linea redazionale che, a suo dire, non sarebbe sempre stata impermeabile agli interessi di partito.

Cosa accusa Pelliccia e cosa risponde Ranucci

Nel testo, Pelliccia non usa giri di parole. Sostiene che alcune inchieste sarebbero state rallentate o modificate per ragioni che poco avevano a che fare con il giornalismo. Nomina incontri, riferisce di telefonate, cita almeno due occasioni specifiche in cui, secondo la sua ricostruzione, la direzione editoriale avrebbe ceduto a pressioni esterne.

Ranucci, dal canto suo, ha risposto in modo netto. «Le accuse sono false e strumentali», ha detto il giornalista in una dichiarazione diffusa mercoledì sera. «Report ha sempre lavorato in piena autonomia. Chi conosce la storia del programma sa che non abbiamo mai risparmiato nessuno, né a destra né a sinistra.» Una risposta secca, ma che difficilmente chiuderà la vicenda.

Il contesto politico e il ruolo della Rai

La vicenda arriva in un momento delicato per il servizio pubblico radiotelevisivo. Dal 2023, la governance Rai è stata oggetto di polemiche continue, con accuse incrociate tra maggioranza e opposizione sull’autonomia delle redazioni. Report, in particolare, è finito più volte nel mirino: 17 diffide legali negli ultimi quattro anni, stando ai dati resi noti dalla stessa redazione.

E qui sta il nodo vero. Se da un lato il programma rivendica la propria indipendenza come un vanto, dall’altro emergono testimonianze interne che raccontano un’altra storia. Almeno secondo Pelliccia.

Cosa succederà adesso

La Rai non ha ancora rilasciato una comunicazione ufficiale sulla vicenda. Fonti interne parlano di una possibile audizione interna nelle prossime settimane, ma nulla è confermato. L’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, ha chiesto chiarezza «nell’interesse della credibilità dell’intera azienda».

Pelliccia, nel frattempo, dice di avere altri documenti e di essere pronta a renderli pubblici.

Still, al di là degli schieramenti, questa vicenda pone una domanda semplice e scomoda: quanto è davvero libera la televisione pubblica italiana? La risposta, forse, non arriverà presto.

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