Football match stade

Travaglio: «Tifo contro l’Italia e godo se non va al Mondiale»

Marco Travaglio non ha paura di dire quello che pensa, anche quando sa perfettamente che farà discutere. Il direttore del Fatto Quotidiano ha rilasciato dichiarazioni destinate a fare rumore, confessando apertamente di tifare contro la Nazionale italiana di calcio e di aver provato soddisfazione quando l’Italia non si è qualificata ai Mondiali. Non solo. Ha anche detto di non apprezzare Jannik Sinner, il tennista altoatesino attualmente numero uno al mondo, preferendogli lo spagnolo Carlos Alcaraz.

«Ho goduto quando l’Italia non è andata al Mondiale»

Le parole di Travaglio sono nette, senza mezze misure. «Tifo contro quando gioca l’Italia», ha dichiarato, spiegando che questa sua posizione nasce da un rifiuto viscerale del cosiddetto patriottismo da stadio. «Ho goduto quando non è andata al Mondiale», ha aggiunto, riferendosi alle mancate qualificazioni degli Azzurri — prima quella clamorosa del 2018 in Russia, poi quella altrettanto dolorosa del 2022 in Qatar. Due fallimenti storici che per Travaglio evidentemente hanno rappresentato una sorta di giustizia poetica contro quella che lui chiama «retorica nazionalista».

«Odio il falso patriottismo», ha precisato. E su questo punto è difficile fraintendere la sua posizione.

Sinner non lo diverte: «Tifo Alcaraz»

La provocazione non si ferma al calcio. Travaglio ha preso di mira anche Jannik Sinner, il tennista 23enne di San Candido che negli ultimi due anni è diventato il simbolo sportivo italiano nel mondo, vincitore di due Slam consecutivi tra US Open 2024 e Australian Open 2025. Eppure il direttore del Fatto non ci sente da quell’orecchio. «Non mi piace neanche Sinner, non mi diverte», ha detto senza troppi giri di parole. «Tifo Alcaraz».

Carlos Alcaraz, 21 anni, spagnolo di Murcia, è attualmente il principale rivale di Sinner nel circuito ATP. Una scelta di campo che per Travaglio sembra più filosofica che tennistica.

La reazione del pubblico e il dibattito sul patriottismo sportivo

Le dichiarazioni hanno rapidamente fatto il giro dei social, dividendo l’opinione pubblica. C’è chi difende il diritto di Travaglio di tifare chiunque voglia — o di non tifare affatto — e chi invece trova le sue parole gratuitamente provocatorie, quasi costruite a tavolino per alimentare polemiche. «Ognuno è libero di sostenere chi preferisce», ha commentato un esponente del mondo sportivo interpellato sulla questione, «ma godere della sconfitta della propria nazionale è una posizione che fatica a trovare comprensione».

E in effetti la distinzione tra critica al nazionalismo e soddisfazione per le sconfitte nazionali è sottile. Molto sottile.

Una provocazione calcolata?

Travaglio non è nuovo a uscite di questo tipo. Da anni gestisce una linea editoriale volutamente controcorrente, capace di generare dibattito — e visibilità. Che sia calcio, tennis o politica, il metodo è sempre lo stesso: dire ad alta voce quello che molti pensano sottovoce, o quello che nessuno si aspetta. Se questa ultima sortita aumenterà o diminuirà i suoi lettori, lo dirà solo il tempo. Ma di sicuro non passerà inosservata.

Articoli simili