«Perché l’accordo UE-Mercosur riguarda la geopolitica, non i dazi»
I dettagli tecnici dell’accordo commerciale UE-Mercosur, entrato in applicazione provvisoria il 1° maggio 2026, meritano attenzione: il 90% degli scambi bilaterali esente da dazi dopo una transizione di 15 anni, la tutela di 350 Indicazioni Geografiche europee, riduzioni immediate sui dazi all’esportazione di automobili che nel Mercosur raggiungono il 35%. Ma le ragioni sostanziali a favore dell’accordo sono geopolitiche, non commerciali — e Bruxelles farebbe bene a esporle con maggiore chiarezza di quanto non abbia fatto finora.
Il contesto strategico
Per 25 anni di negoziati intermittenti, il UE-Mercosur è stato un ordinario esercizio di accesso al mercato. È diventato qualcosa di diverso quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025 e ha impegnato gli Stati Uniti in un programma sistematico di dazi nei confronti di alleati e concorrenti indistintamente. Acciaio e alluminio al 50%. Prodotti europei al 10% ai sensi della Sezione 122, in scadenza il 24 luglio. Un segnale inequivocabile che il consenso post-Bretton Woods sul commercio basato su regole condivise viene deliberatamente smantellato dal suo principale artefice.
In questo contesto, il UE-Mercosur non è più un accordo di routine. È la risposta più concreta che Bruxelles possa dare alla domanda che da due anni ossessiona la politica commerciale europea: se gli Stati Uniti non vogliono più scrivere le regole, chi lo farà?
La dimensione democratica
È anche per questo che l’accordo ha una rilevanza che va oltre i quattro membri del Mercosur. Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay sono democrazie imperfette, con patologie familiari in ciascuna capitale. Ma sono democrazie. L’accordo tutela 350 Indicazioni Geografiche europee — Champagne, prosciutto di Parma, feta, Roquefort — non perché i prodotti in questione abbiano bisogno di protezione a San Paolo o Buenos Aires, ma perché il principio di un commercio basato su regole tra società democratiche ha bisogno di essere riaffermato in un momento in cui è ovunque sotto pressione.
Il compromesso ambientale
I critici hanno a lungo sostenuto che, senza impegni ambientali vincolanti, il UE-Mercosur rischiasse di accelerare la deforestazione in Amazzonia. Il testo definitivo affronta questa preoccupazione in modo più serio di quanto i detrattori riconoscano. Un protocollo separato e giuridicamente vincolante impegna tutte le parti all’Accordo di Parigi e alle scadenze di attuazione del Regolamento dell’UE sulla deforestazione (EUDR). Elemento cruciale: il protocollo è incorporato per riferimento nel meccanismo di risoluzione delle controversie — per la prima volta in qualsiasi grande accordo commerciale dell’UE, la violazione persistente degli impegni climatici potrebbe far scattare sanzioni commerciali.
Se questa disposizione verrà applicata con rigore è destinata a diventare una delle questioni politiche decisive della fine degli anni Venti. È anche per questo che il lavoro parallelo della Commissione sulla semplificazione dell’EUDR, pubblicato il 4 maggio, ha un’importanza maggiore di quanto il suo titolo anonimo lasci intendere.
Manzo, pollame e la politica dell’agricoltura
L’elemento politicamente più esplosivo dell’accordo rimane le concessioni agricole agli esportatori del Mercosur — in particolare manzo, pollame ed etanolo. Le lobby agricole di Francia, Irlanda e Austria si battono da un decennio contro queste disposizioni. I compromessi ottenuti (contingenti tariffari, clausole di salvaguardia, condizionalità ambientale) non sono trascurabili, ma non metteranno a tacere l’opposizione politica.
Ciò che può ridurla, almeno in parte, è una più chiara articolazione pubblica della posta in gioco strategica. La Commissione è stata disastrosamente carente su questo fronte. I prossimi diciotto mesi di ratifica nazionale — che possono ancora impedire la piena entrata in vigore — saranno sprecati se le istituzioni dell’UE non sapranno spiegare ai cittadini europei perché aprire un mercato di 260 milioni di persone alle auto, ai farmaci e ai vini europei non è solo un guadagno economico, ma un atto strategico.
I nodi irrisolti
La ratifica completa da parte di tutti i 27 Stati membri dell’UE è ancora pendente. La posizione della Francia sarà determinante. Quelle di Italia, Polonia e Austria si preannunciano difficili. Ma l’applicazione provvisoria sta già producendo effetti concreti: gli esportatori europei possono beneficiarne dal primo giorno, mentre la ratifica procede lentamente attraverso i parlamenti nazionali. I prossimi accordi in coda dopo il Mercosur — India, Indonesia, Australia — saranno misurati sullo stesso modello. Il contrappeso strategico si sta costruendo, un accordo commerciale alla volta. La domanda è se i cittadini europei sapranno riconoscerlo come tale prima del prossimo ciclo elettorale.
