Tetto agli studenti stranieri, Galiano: «Il problema non esiste»

Il dibattito sul tetto agli studenti stranieri nelle classi italiane infiamma la politica. Ma i numeri raccontano una storia molto diversa da quella che circola nel discorso pubblico. Enrico Galiano, professore e scrittore friulano con un seguito enorme sui social, lo dice senza giri di parole: il problema è gonfiato artificialmente.

I dati smentiscono l’allarme: classi «sovraffollate» di stranieri solo nello 0,33% dei casi

Lo 0,33%. È questa la percentuale delle classi italiane in cui gli studenti stranieri superano effettivamente la soglia che preoccupa i fautori del tetto. Galiano lo ha scritto pubblicamente, e il dato fa rumore. Stiamo costruendo una politica nazionale su un fenomeno che riguarda meno di una classe su trecento.

E allora qual è la vera soluzione? Per Galiano non è certo un limite numerico. «Con docenti di italiano specializzati nell’insegnamento a stranieri, un ragazzo impara la lingua in tre mesi», ha spiegato il professore. Tre mesi. Non anni, non decenni. Tre mesi, se si mettono le risorse giuste.

Un dirigente scolastico veneto, che ha preferito non essere citato, ha confermato la prospettiva: «Dove abbiamo avuto supporto linguistico dedicato, l’integrazione è avvenuta in tempi rapidi. Il problema vero è la mancanza di fondi e formatori».

Il vero nodo, insomma, non è quanti bambini stranieri siedono in classe. È che mancano gli strumenti per accompagnarli.

Ora la palla passa al governo, che dovrà decidere se investire in percorsi di italiano L2 strutturati oppure procedere con misure che, stando ai numeri, rischiano di essere soluzioni a un problema che nella stragrande maggioranza delle scuole italiane semplicemente non esiste.

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