Scuola inclusiva sotto attacco: l’allarme della pedagogista Granata
La scuola inclusiva è in pericolo. Non è un’iperbole, non è allarmismo. È la denuncia precisa e documentata di Anna Granata, pedagogista dell’Università Milano-Bicocca e una delle voci più autorevoli in Italia sul tema dell’integrazione scolastica. «Stiamo assistendo a un tentativo sistematico di smontare quello che l’Italia ha costruito in cinquant’anni», ha dichiarato in una lunga intervista a Repubblica. «E lo fanno pezzo per pezzo, in modo che quasi non si noti».
I numeri parlano chiaro. Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione, nell’anno scolastico 2023-2024 gli studenti con disabilità certificata nelle scuole italiane hanno superato quota 330.000, pari a circa il 4,1% del totale. Ma le ore di sostegno garantite, in molti istituti, sono diminuite. Le famiglie ricorrono sempre più spesso ai tribunali per ottenere quello a cui i figli avrebbero diritto per legge.
I tagli nascosti e la retorica dell’autonomia differenziata
Granata non usa mezzi termini. Punta il dito contro alcune misure contenute nei decreti attuativi dell’autonomia differenziata, che secondo lei rischiano di creare un sistema a due velocità: regioni ricche con più risorse per il sostegno, regioni più povere con meno. «E indovinate chi ci perde», dice. «Sempre gli stessi».
Ma non è solo una questione di soldi. C’è anche un problema culturale profondo. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati i convegni e le proposte di chi sostiene un ritorno alle «classi speciali», abolite in Italia dalla legge 517 del 1977. Una proposta che Granata definisce «pericolosa e retrograda», sostenuta da ambienti che usano il linguaggio della modernità per far passare idee vecchie di cinquant’anni.
Un dirigente scolastico di un istituto comprensivo lombardo, che ha preferito restare anonimo, ha confermato la tendenza: «Riceviamo circolari sempre più complesse da interpretare. Le risorse arrivano in ritardo, spesso a metà anno. I docenti di sostegno mancano, e quelli che abbiamo sono spesso precari e non specializzati».
Cosa rischia di perdere l’Italia
L’Italia è stata, storicamente, un modello. La chiusura delle scuole speciali, avvenuta decenni prima che altri paesi ci pensassero, era considerata un esempio virtuoso in tutta Europa. Oggi quel primato vacilla.
E non si tratta solo di equità. La ricerca pedagogica dimostra che le classi inclusive migliorano i risultati di tutti gli studenti, non solo di quelli con bisogni speciali. Yet questo dato continua a essere ignorato nel dibattito pubblico.
Granata chiede un intervento urgente: più formazione obbligatoria per tutti i docenti, non solo quelli di sostegno, un piano nazionale di assunzioni stabili e una legge quadro aggiornata che renda strutturali le risorse. «Non possiamo aspettare un’altra generazione», conclude. «Ogni anno scolastico che passa è un anno di diritti negati a bambini in carne e ossa».
Il prossimo banco di prova sarà la legge di bilancio autunnale. Lì si vedrà davvero da che parte sta il governo.
