Putin: ‘Gli elettori europei non vogliono la guerra con la Russia’

Vladimir Putin torna a parlare di Europa e lo fa con toni che suonano quasi come una legittimazione politica. In un discorso tenuto giovedì a Mosca, il presidente russo ha affermato che i risultati elettorali recenti in diversi paesi europei dimostrano chiaramente che i cittadini del continente non vogliono un conflitto aperto con la Russia. Un messaggio che arriva in un momento tutt’altro che casuale.

Il messaggio di Putin all’Europa: ‘La gente ha parlato’

Putin ha citato in modo generico le recenti consultazioni elettorali in paesi come Francia e Germania, dove i partiti critici nei confronti dell’invio di armi all’Ucraina hanno ottenuto risultati significativi. “Gli elettori in Europa hanno chiarito che non vogliono la guerra con la Russia”, ha detto il leader del Cremlino, secondo quanto riportato dall’agenzia Tass. “I governi devono ascoltare i propri cittadini.”

È una lettura, quella di Mosca, che molti analisti occidentali contestano duramente. And non è la prima volta che il Cremlino usa le urne europee come strumento narrativo. Ma stavolta il contesto è diverso: con oltre 1.000 giorni di guerra alle spalle, la fatica bellica si fa sentire anche nelle cancellerie più determinate.

Un funzionario europeo, che ha chiesto di restare anonimo, ha risposto seccamente: “Putin interpreta la democrazia europea come gli fa comodo. Gli europei non vogliono cedere all’aggressione, non fare pace con essa.”

La realtà sul campo e le divisioni occidentali

Mentre Putin parla di volontà popolare, i combattimenti continuano senza sosta nel Donbass. Nelle ultime settimane le forze russe hanno intensificato gli attacchi lungo una linea del fronte che si estende per circa 1.200 chilometri. Solo a novembre, secondo fonti ucraine, si sono registrati oltre 130 attacchi aerei su infrastrutture civili.

Eppure qualcosa sta cambiando nelle capitali europee. I sondaggi in Germania mostrano che il 41% dei tedeschi è contrario a ulteriori forniture di armi a Kiev. In Francia la percentuale è simile. Numeri che Mosca legge come una vittoria politica, anche senza sparare un colpo in più.

Still, i leader di Polonia, Paesi Baltici e Scandinavia mantengono una posizione netta: nessun compromesso che premi l’aggressore. E il dibattito interno all’Unione Europea resta acceso, con il prossimo vertice di dicembre che potrebbe diventare un banco di prova decisivo per l’unità dell’alleanza.

Nelle prossime settimane si capirà se le parole di Putin sono solo propaganda o se stanno trovando terreno fertile in qualche palazzo che conta.

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