Macron contro i centri migranti nei Paesi terzi: «Non funzionano»
Emmanuel Macron ha chiuso la porta. Il presidente francese ha detto no netto ai centri per migranti nei Paesi terzi, definendoli «contrari ai valori europei» e, soprattutto, inefficaci. Una presa di posizione che arriva in un momento delicato per il dibattito sull’immigrazione in Europa, mentre diversi governi — tra cui quello italiano — continuano a spingere per soluzioni esternalizzate.
Le parole di Macron e il contesto europeo
Parlando davanti ai giornalisti a margine di un vertice europeo, Macron è stato diretto: questi centri «non funzionano» e rappresentano un tradimento dei principi fondanti dell’Unione. Non è la prima volta che il presidente francese si distanzia dalle proposte più dure in materia migratoria, ma stavolta il tono è sembrato più deciso, quasi definitivo. And the timing matters: la dichiarazione arriva mentre il modello Albania — quello adottato dal governo Meloni per trasferire i migranti in strutture al di fuori del territorio UE — viene osservato con attenzione da Bruxelles e da molte capitali europee.
Secondo fonti diplomatiche vicine all’Eliseo, la posizione di Macron riflette una valutazione sia etica che pragmatica. «I costi sono altissimi, i risultati quasi nulli», ha dichiarato un funzionario europeo che ha preferito restare anonimo. «Stiamo parlando di centinaia di milioni di euro per rimpatriare numeri irrisori di persone.»
Il caso Albania e le tensioni con Roma
Il riferimento implicito all’accordo Italia-Albania è evidente. Da quando il governo italiano ha avviato i trasferimenti verso i centri di Shengjin e Gjadër, i risultati sono stati tutt’altro che brillanti: le strutture hanno accolto poche decine di migranti, molti dei quali sono stati poi rimpatriati in Italia dopo decisioni dei tribunali. I costi dell’operazione, secondo stime indipendenti, superano già i 150 milioni di euro per il solo primo anno.
Yet Meloni non ha nessuna intenzione di fare marcia indietro. Il governo italiano considera il modello Albania un esperimento pionieristico e conta sull’appoggio di altri Paesi — Ungheria, Polonia, Paesi Bassi — per convincere Bruxelles ad ammorbidire le norme che finora hanno ostacolato i trasferimenti extraterritoriali.
Due visioni dell’Europa che non si incontrano
Lo scontro tra Macron e i governi più intransigenti sull’immigrazione non è solo politico. È una frattura profonda su cosa significhi essere europei. Da un lato, chi sostiene che esternalizzare il problema significhi rinunciare alla responsabilità. Dall’altro, chi ritiene che senza controlli rigidi l’intero sistema di accoglienza collassi.
Still, i numeri parlano chiaro: nel 2023 gli arrivi irregolari in Europa sono stati circa 380.000, in calo rispetto ai picchi del 2015-2016 ma comunque significativi. Nessuna soluzione finora ha dimostrato di poter gestire questi flussi in modo strutturale.
Nelle prossime settimane il tema tornerà al centro del Consiglio europeo. E la posizione di Macron, per quanto isolata rispetto a molti suoi colleghi, potrebbe influenzare il dibattito più di quanto sembri oggi.
