Aereo commerciale sulla pista di decollo

UE e Islanda concludono un accordo sul Passenger Name Record per contrastare la criminalità transfrontaliera

Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato una decisione che conclude con l’Islanda un accordo sul trasferimento dei dati del Passenger Name Record, segnando un passo avanti negli sforzi del blocco comunitario per estendere la cooperazione in materia di criminalità transfrontaliera grave e prevenzione del terrorismo al di là dei propri confini.

L’accordo, formalmente adottato all’inizio di maggio, stabilisce la base giuridica per il trasferimento sistematico dei dati del Passenger Name Record — comunemente noti come PNR — tra gli Stati membri dell’Unione europea e le autorità islandesi. I dati PNR, raccolti dalle compagnie aeree al momento della prenotazione dei biglietti, comprendono informazioni quali gli itinerari di viaggio, i recapiti dei passeggeri e i metodi di pagamento, e sono impiegati dalle forze dell’ordine da quasi vent’anni per individuare schemi di spostamento sospetti.

I negoziati con l’Islanda sono in corso dal settembre 2023, quando la Commissione ha presentato per la prima volta al Consiglio la propria raccomandazione per l’avvio dei colloqui. Il quadro che ne è scaturito si allinea strettamente alla direttiva PNR vigente nel blocco comunitario, applicata a livello interno dal 2016 e sopravvissuta a molteplici ricorsi dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea in materia di garanzie sui diritti fondamentali.

In base all’accordo, la condivisione dei dati è finalizzata a sostenere la prevenzione, il rilevamento, l’indagine e il perseguimento di reati terroristici e di altre forme di criminalità transnazionale grave. L’accordo incorpora rigorosi principi di limitazione delle finalità, norme sui periodi di conservazione e garanzie di proporzionalità, in linea con la giurisprudenza che impone di circoscrivere i programmi di raccolta dati a quanto strettamente necessario al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

L’Islanda non è membro dell’Unione europea, ma partecipa all’area Schengen e collabora strettamente con le agenzie dell’UE in materia di giustizia e affari interni. L’accordo PNR si affianca a una già fitta rete di intese in materia di cooperazione di polizia, assistenza giudiziaria e scambio di informazioni, rafforzando il principio di responsabilità condivisa per la sicurezza dello spazio europeo allargato.

Le organizzazioni per le libertà civili hanno storicamente espresso preoccupazione per la proliferazione dei programmi di raccolta massiva di dati. Secondo i loro sostenitori, anche in presenza di garanzie adeguate, la conservazione sistematica dei dati di viaggio dell’intera popolazione rischia di normalizzare la sorveglianza di massa. I difensori del sistema ribattono che l’alternativa è rappresentata da lacune informative che si sono ripetutamente manifestate all’indomani di attentati terroristici.

Sul fronte prospettico, l’UE starebbe esaminando la possibilità di concludere accordi analoghi con ulteriori paesi terzi. Una proposta separata sui criteri e la procedura per definire la posizione del blocco in seno al Consiglio d’Europa in merito alle adesioni alla Convenzione di Budapest sulla criminalità informatica testimonia uno sforzo parallelo teso a rafforzare l’architettura giuridica internazionale per la cooperazione in materia di cybercrime, prove digitali e indagini transfrontaliere.

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