Franchi tiratori in Parlamento: governo battuto sulla legge elettorale
Almeno trenta voti mancano all’appello. La maggioranza è andata sotto in Parlamento su un emendamento alla legge elettorale, e adesso è caccia aperta ai franchi tiratori che si sono nascosti dietro il voto segreto per sabotare il governo. Un episodio che ha scosso Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, aprendo una crepa difficile da ignorare.
Il voto che nessuno si aspettava
Il risultato è arrivato a sorpresa nel pomeriggio, durante una seduta che sembrava di ordinaria amministrazione. L’emendamento in questione riguardava le soglie di sbarramento nel sistema proporzionale. Non è passato. E non è passato perché qualcuno, dall’interno della coalizione, ha votato contro o si è astenuto senza dirlo a nessuno. I numeri non tornano: la maggioranza aveva i voti per farcela, ma al momento del conteggio mancavano tra i 28 e i 32 voti. Dipende da chi si chiede.
Il Parlamento, come spesso accade su certi temi sensibili, ha scelto il voto segreto. E il voto segreto è il migliore amico dei franchi tiratori.
Lollobrigida: «Li cerco io»
Francesco Lollobrigida non ha usato mezzi termini. «Li cerco io», ha detto il ministro dell’Agricoltura e capodelegazione di FdI, con un tono che lasciava poco spazio all’ironia. La promessa è quella di risalire ai responsabili attraverso le presenze registrate in aula, gli spostamenti, i tempi delle votazioni. Un’operazione di intelligence interna che in molti, dentro la maggioranza, considerano già avviata.
Ma trovare i colpevoli in un voto segreto non è mai semplice. E questa è la verità che tutti sanno.
La chat sospetta dei forzisti
Il caso più delicato riguarda Forza Italia. Nelle ore successive al voto è emersa l’esistenza di una chat di gruppo tra alcuni parlamentari azzurri, definita «sospetta» da fonti interne alla coalizione. Non è chiaro cosa contenesse esattamente, ma la sua esistenza ha alimentato i sospetti che parte del fuoco amico sia partita proprio dalle fila del partito guidato da Antonio Tajani.
Forza Italia ha smentito qualsiasi coinvolgimento organizzato. «Siamo leali al governo», ha dichiarato un esponente del gruppo parlamentare, che ha preferito non essere citato per nome. Ma la smentita non ha spento le polemiche.
Cosa succede adesso
Il governo dovrà decidere se ripresentare l’emendamento o se lasciarlo cadere, accettando una sconfitta politicamente imbarazzante. L’ipotesi di tornare in aula con un voto palare, questa volta, è sul tavolo. Sarebbe un modo per forzare la mano e togliere l’anonimato a chi vuole votare contro.
La legge elettorale resta uno dei terreni più scivolosi per qualsiasi maggioranza. E questa non fa eccezione. Nei prossimi giorni si capirà se il governo sceglierà lo scontro o il compromesso. Per ora, la caccia ai franchi tiratori è ufficialmente aperta.
