Extraprofitti, Bruxelles risponde: “La tassazione spetta agli Stati”

La Commissione europea ha chiuso la porta a qualsiasi intervento comunitario sulla tassazione degli extraprofitti, ribadendo con fermezza che la materia fiscale resta una prerogativa esclusiva degli Stati membri. Una risposta che arriva mentre in Italia il dibattito sulla tassa sugli extraprofitti delle banche continua ad agitare il Parlamento e i mercati.

La posizione di Bruxelles

Il portavoce della Commissione europea ha usato parole chiare, senza lasciare spazio a interpretazioni: «La tassazione è di competenza degli Stati membri. Non è nostra intenzione interferire nelle scelte fiscali nazionali». Una dichiarazione breve, quasi lapidaria, che di fatto scarica il peso delle decisioni sulle capitali europee. E che, nel caso dell’Italia, significa che Roma dovrà fare da sola.

Non è una novità assoluta. L’Unione europea non ha mai avuto una politica fiscale comune strutturata, e le decisioni in materia richiedono l’unanimità dei 27 Stati. Ma il timing di questa risposta non è casuale: arriva in un momento in cui diversi governi europei stanno valutando misure simili contro i guadagni straordinari di banche e società energetiche.

Il contesto italiano

In Italia, la vicenda degli extraprofitti bancari ha già avuto un primo capitolo burrascoso. L’estate scorsa, il governo Meloni aveva annunciato un’imposta del 40% sugli extraprofitti delle banche, salvo poi fare marcia indietro entro 24 ore dopo il crollo dei titoli bancari in Borsa — Intesa Sanpaolo e UniCredit avevano perso rispettivamente il 6,7% e il 5,9% in una sola seduta. Il provvedimento era stato modificato, permettendo agli istituti di credito di scegliere tra il pagamento dell’imposta o un aumento delle riserve di capitale.

Il risultato? Un gettito fiscale molto più basso delle attese iniziali, valutate intorno ai 3 miliardi di euro.

Perché la risposta europea conta

But la posizione della Commissione ha implicazioni che vanno oltre il caso italiano. Significa che ogni Stato che voglia tassare gli extraprofitti dovrà farlo in modo autonomo, affrontando le pressioni delle lobby bancarie e finanziarie senza poter invocare una direttiva o una cornice europea comune. E questo, in un mercato unico integrato, crea inevitabilmente distorsioni.

Alcuni esperti di diritto tributario sottolineano che la mancanza di coordinamento rischia di favorire comportamenti elusivi da parte delle grandi corporations, capaci di spostare profitti da un paese all’altro. Yet nessuno a Bruxelles sembra intenzionato ad aprire questo cantiere in tempi brevi.

Cosa succede adesso

Still, il tema non sparirà dall’agenda politica. In Italia, le opposizioni continuano a spingere per una misura più incisiva, mentre il governo cerca un equilibrio difficile tra esigenze di bilancio e stabilità del sistema bancario. So nei prossimi mesi la partita si giocherà tutta a livello nazionale, senza reti di sicurezza europee. E con i mercati che osservano ogni mossa.

Articoli simili