Decreto accise, il Quirinale frena: governo stralcia 4 norme dal Senato
Il governo ha dovuto fare marcia indietro. Quattro norme inserite nel decreto accise durante l’esame al Senato sono state stralciate prima del passaggio alla Camera, dopo che dal Colle è arrivato un segnale inequivocabile: quelle disposizioni non potevano restare nel testo. Un intervento del Quirinale che ha costretto l’esecutivo a una correzione di rotta silenziosa ma sostanziale.
Cosa è successo al decreto accise
Il decreto, nato per riordinare la matassa della fiscalità su carburanti e prodotti energetici, aveva subito durante il percorso parlamentare a Palazzo Madama una serie di aggiunte che ne avevano cambiato il profilo originario. Quattro emendamenti approvati in commissione avevano ampliato la portata del provvedimento in modo tale da sollevare dubbi di costituzionalità. E il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non ha fatto finta di niente.
Secondo fonti parlamentari, i rilievi del Quirinale riguardavano sia la coerenza tematica delle norme aggiunte — il cosiddetto nesso con la materia del decreto — sia possibili problemi di copertura finanziaria. Due criteri che, se violati, rendono un provvedimento vulnerabile a eventuali impugnazioni o al rifiuto della promulgazione.
Le norme eliminate e le reazioni in Parlamento
Le quattro disposizioni stralciate toccavano ambiti eterogenei, dal regime fiscale di alcune categorie professionali a misure legate alla distribuzione dei carburanti. Materie che, a giudizio del Colle, non avevano sufficiente attinenza con il nucleo originario del decreto. Il governo le ha eliminate senza troppi annunci, scegliendo la via della discrezione.
Ma la cosa non è passata inosservata tra i parlamentari. Diversi senatori che avevano votato quegli emendamenti si sono detti «sorpresi dalla rapidità con cui si è proceduto», come ha riferito un componente della commissione Finanze di Palazzo Madama. La sensazione diffusa è che l’esecutivo abbia preferito evitare uno scontro aperto con il Quirinale, accettando il compromesso tacito.
Il ruolo del Quirinale nel controllo dei decreti
Non è la prima volta che il Presidente della Repubblica interviene prima della promulgazione per segnalare criticità in un decreto-legge. È uno strumento di garanzia costituzionale che Mattarella ha già usato in passato, sia con questo governo che con i precedenti. Yet in questa occasione l’intervento è arrivato in una fase particolarmente delicata del calendario parlamentare, con l’agenda già compressa da altri provvedimenti urgenti.
Il segnale politico è chiaro: il Quirinale non intende tollerare l’uso dei decreti come contenitori omnibus.
Cosa succede adesso
Il testo del decreto accise approda ora alla Camera con 4 articoli in meno rispetto a quanto uscito dal Senato. I tempi sono stretti: il decreto scade e la conversione deve avvenire entro la fine del mese. So i deputati avranno poco margine per ulteriori modifiche sostanziali, ammesso che vogliano evitare di riaprire il caso. Le opposizioni hanno già annunciato che chiederanno chiarimenti in Aula su come e perché quelle norme siano sparite.
